Ravenna, l’odissea di un’insegnante: “Sono vaccinata ma non riesco ad avere il green pass”

Quella che sta attraversando in questi mesi un’insegnante di Mezzano è una storia di burocrazia all’italiana. La docente, che preferisce rimanere anonima, ha un problema non da poco: vaccinata a maggio, quattro mesi dopo non ha ancora il green pass. Solo qualche giorno fa ha scoperto, per vie traverse, che il suo nominativo è finito negli archivi informatici del Trentino-Alto Adige e a causa di questo problema non ha mai ricevuto l’authcode che le consentirebbe di scaricare la certificazione verde, ora necessaria per chi è in cattedra.


Il problema


«Mi sono accorta che qualcosa non andava a inizio luglio – racconta – quando i miei colleghi, che come me si sono vaccinati dal medico di famiglia a primavera, avevano già ricevuto il codice per il green pass. Io, e un altro piccolo gruppetto di persone a Mezzano, ancora no. Così ho chiamato il numero verde ministeriale e ho fatto una segnalazione». La prima di una lunga serie: alla fine saranno circa una ventina. «Diventava anche frustrante: mi chiedevano se avessi scaricato le app o se fossi andata sul sito. Alla fine una ragazza mi ha spiegato che c’era stato un errore nella registrazione e non ero nella banca dati ministeriale». Quale fosse il problema, però, non era dato saperlo. Così l’insegnante ha cominciato a battere le piste più vicine a casa, a cominciare dal medico di base che l’aveva vaccinata. «Lui mi ha dato il numero del progetto Sole (la rete che collega i medici di base e le altre strutture sanitarie ndr.) ma era una linea riservata ai professionisti della sanità e per due volte hanno riagganciato». Niente da fare nemmeno all’Ausl: «Mi dicevano di mandare una mail ma nessuno mi ha mai risposto. Così sono andata di persone all’Igiene pubblica ma anche lì non è stato fatto altro che l’ennesima segnalazione». Tutto inutile.


La spiegazione


Nessuno sapeva spiegare alla docente perché non risultava tra i vaccinati. «Disperata, mi sono rivolta all’Ordine dei medici. Mi hanno detto di chiamare il Ministero, come avevo già fatto venti volte, e mi hanno chiesto se volevo segnalare il mio medico. Ma a me non interessa, io voglio il mio green pass: l’errore umano ci può stare, ma che nessuno riesca a risolverlo né a spiegare cosa sia successo è incredibile. Ho provato anche con il sindacato e alla fine stavo per passare alle vie legali, poi ho scoperto cosa è successo». A dirglielo è stata quella che nel giornalismo si definisce una “fonte interna”: «Una persona che conosco si è informata all’Ausl ed ho scoperto che forse per uno sbaglio nella compilazione del modulo, o per un errore informatico, il mio nominativo e quello degli altri era finito negli archivi del Trentino Alto Adige, dove c’è un comune che si chiama Mezzano. Nessuno si èdegnato di avvisarci, mi sembra incredibile». Problema risolto? «Macché, mi hanno anche detto che non è semplice. Ci stanno lavorando ma non sarà una cosa breve. Solo dopo pochi giorni la mia scoperta mi ha scritto l’Igiene Pubblica parlando di un sistema informatico e specificando che il rilascio del green pass non è di loro competenza ma si erano comunque informati».


La preoccupazione


E ora? «Sono preoccupata per il lavoro – riprende la docente –. Io giro con il certificato vaccinale ma non è detto che possa sostituire il green pass e che un dirigente l’accetti. Oltretutto non sono nemmeno di ruolo. Di tamponi ne ho fatti tanto durante l’anno scolastico, mi sono “scartavetrata” il naso. Non è un problema farlo ma onestamente mi dispiace essere costretta al tampone pur essendo vaccinata». La docente specifica in ultimo di essersi vaccinata con convinzione: «Non l’ho fatto a cuor leggero, però sono convinta che il vaccino sia necessario. Ho fatto Astrazeneca e il giorno dopo ero ko, ho fatto ugualmente lezione in Dad da casa. Farò anche un’eventuale terza dose, ma sicuramente non dal medico di base». La fiducia nella scienza, insomma, è intatta. Quella nella burocrazia un po’ meno.

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