Ravenna, l’infettivologo col green pass sequestrato ora fa ricorso

Vuole riavere il green pass e ritornare in corsia il medico infettivologo dell’ospedale di Ravenna sospeso dall’Ausl alla luce dell’inchiesta sui finti vaccini anti Covid praticati dal dottor Mauro Passarini. Il sanitario – uno dei sette presenti nell’elenco delle 84 persone alle quali la Procura ha sequestrato il certificato verde poiché rilasciato sulla base di immunizzazioni ritenute dubbie – ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame, impugnando pure il provvedimento disciplinare.

A raggiungerlo durante il turno di lavoro erano stati gli uomini della Squadra Mobile coordinati dal pm Angela Scorza. Alla notifica del sequestro aveva dovuto lasciare immediatamente il reparto Infettivi dell’ospedale. L’Ausl gli aveva offerto due strade per evitare la sospensione: sottoporsi al test anticorpale e provare la regolarità della vaccinazione, oppure ricevere una dose “reale”. Niente da fare. Il medico ha preferito le vie legali.

Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Francesco Minutillo, il quale ha sollevato il vizio di nullità sostenendo che, pur sequestrato il green pass, rimarrebbe comunque valido il certificato vaccinale. Perché allora non sottoporsi al test sierologico sugli anticorpi? Secondo la posizione del medico, sarebbe un esame invasivo non obbligatorio. E’ un cane che si morde la coda: perché sarebbe sufficiente quel piccolo prelievo per dimostrare una buonafede messa in dubbio dagli sviluppi investigativi.

L’infettivologo è in buona compagnia. Tra gli altri sei colleghi, solo uno ha accettato di prestarsi al test, risultando non vaccinato e decidendo di rifare l’iniezione per poter tornare al lavoro.

Quanto al dottor Passarini, il 64enne è stato scarcerato mercoledì e ora si trova agli arresti domiciliari. Dalla sua abitazione avrebbe pure risposto alle domande di una trasmissione televisiva, esponendosi al rischio di un aggravamento della misura cautelare. Su di lui pesano ancora le accuse di falso ideologico, peculato e corruzione. Almeno 66 i vaccini sicuramente falsi, secondo la Procura certificati sulla base dei codici identificativi di 13 fiale di Pfizer rinvenute nel suo ambulatorio di Ravenna intonse e ormai da buttare. Ma il dubbio si estende al totale dei 294 pazienti vaccinati, oltre il triplo della media dei colleghi, ferma a circa 90.

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