RAVENNA. Argine contro il virus, per i sordi le attuali mascherine rappresentano una barriera per la comunicazione, rendendo impossibile la lettura del labiale. Servirebbero sistemi di protezione con “finestrelle trasparenti” sullo stile di quelle ideate in America da una studentessa del Kentucky con ago e macchina da cucire. O come quelle che a breve potrebbero essere prodotte su prototipi realizzati in base alle indicazioni dell’associazione ravennate Il Quadrifoglio, che ha devoluto un contributo di 2mila euro con l’obiettivo di dare il via alla produzione.

Un “muro” per il dialogo
«Non è la prima volta che persone sorde si recano al pronto soccorso e mentre attendono di essere chiamate sono completamente isolate perché giustamente gli operatori sanitari devono indossare le mascherine – spiega Carla Ciotti, presidentessa dell’associazione culturale e sportiva –. Come forse la maggior parte della gente non sa, i sordi riescono a comprendere e interpretare le persone udenti attraverso i movimenti delle labbra. Da qui la necessità, specie in un periodo di emergenza come quello attuale, di pensare a mascherine trasparenti per chi indossa il camice, ma anche per tutti gli operatori che lavorano a stretto contatto con il pubblico, come esponenti delle forze dell’ordine, impiegati di banche, sportelli comunali e uffici postali, cassiere e commessi di negozi e supermercati».

L’idea
Una battaglia di civiltà: se tutti quelli che per lavoro sono a contatto col pubblico le indossassero, l’integrazione e il dialogo sarebbero garantiti. «Per questo – prosegue – abbiamo avuto l’idea di queste speciali mascherine, in quanto io stessa, essendo una persona sorda, conosco da vicino il problema». L’associazione ha così cercato qualcuno che potesse fabbricarle, tentando anche di sensibilizzare le istituzioni al problema. «Ho ricevuto risposte da diverse persone che vorrebbero collaborare alla realizzazione di questi presidi – conclude la presidentessa –. Stiamo aspettando i prototipi per dare il via alla fabbricazioni di mascherine che per noi sarebbero utilissime. Auspichiamo che qualche azienda possa aiutarci a sostenere questa nostra impresa».

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