Ravenna: insulti omofobi a ragazze sul bus, autista chiede scusa

Vedendo due ragazze tenersi per mano baciandosi alla fermata dell’autobus, si era lasciato andare in una raffica di improperi, seduto al posto guida del pullman che stava conducendo. Il più pesante, con la portiera del mezzo aperta, era stato un commento riprovevole: «Vi brucerei». E quando ha ricevuto la querela sporta da una delle due giovani, risalito al suo contatto telefonico, ha cercato di convincerla a ritirare tutto.

Per il fatto avvenuto il 9 ottobre del 2019, l’autista del mezzo di trasporto di una compagnia privata è comparso ieri davanti al giudice di pace Marcella Ricci. Più che gli insulti, a pesare sulla denuncia e sulle accuse era stata l’espressione che la Procura ha classificato come “minaccia semplice”, in mancanza di una specifica normativa in materia di omofobia.

L’uomo, un ultracinquantenne difeso dall’avvocato Piergiorgio Berardi, è comparso ieri in udienza. Le sue scuse sono state messe a verbale, così come l’offerta risarcitoria per tentare di chiudere la vicenda. Una proposta che ora la parte offesa – assistita dall’avvocato Cristina Magnani – potrà valutare fino fine mese, quando le parti si troveranno nuovamente in aula.

A presenziare, ieri, anche l’associazione Arcigay di Ravenna, tutelata dall’avvocato Renato Conte, pronta a costituirsi parte civile qualora la vicenda dovesse proseguire ed entrare nel merito dei fatti.

Gli insulti alla fermata

Non un solo episodio, ma ben due le circostanze riferite dalle ragazze, quando hanno sporto querela ai carabinieri. C’era stato un primo incontro con l’autista, a inizio settembre. Le due giovani avevano ricevuto gli insulti dal conducente del mezzo, poi allontanatosi. Il fatto si era riproposto il mese successivo, sempre alla stessa fermata. A quel punto, una delle due ragazze aveva deciso di presentare un esposto a Start Romagna, che dopo alcune indagini interne aveva escluso che il conducente in questione fosse uno dei dipendenti. Sono stati i successivi approfondimenti dell’Arma, coordinati dal sostituto procuratore Marilù Gattelli, a portare all’identificazione dell’uomo. Il quale, una volta ricevuto l’avviso di garanzia, si è prodigato per recuperare il contatto telefonico della giovane che l’aveva denunciato, chiamandola e successivamente cercando di convincerla con un messaggio a ritirare la querela. Un’insistenza vana, che ha portato al processo e, ora all’offerta economica per uscirne.

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