L’emergenza occupazionale è una delle conseguenze più drammatiche della pandemia. Per effetto del Covid migliaia di persone hanno perso il lavoro in Italia. Interi settori sono in crisi e a risentire maggiormente delle difficoltà sono i lavoratori più giovani. Ci sono però professioni che sono diventate ricercatissime, l’infermiere è una di queste. A confermarcelo è Luciano Ferretti, amministratore unico del centro medico Fisios, che vanta una lunga esperienza nel settore. «Mai mi era capitato di non riuscire a trovare personale infermieristico – racconta -. Con la pandemia in corso, alcune infermiere che lavoravano da noi sono passate al settore pubblico e sostituirle si è rivelato impossibile. Avremmo bisogno di un potenziamento nei nostri laboratori perché le richieste di effettuare tamponi e test sierologici sono superiori alle nostre attuali capacità. Per implementare il servizio servirebbero altri infermieri. Nonostante i miei tentativi non sono riuscito a trovarne. Ho pubblicato annunci, contattato le agenzie interinali e le associazioni professionali. Il mestiere di infermiere, in questo momento, è richiestissimo e in Italia c’è una forte carenza».

Le parole di Ferretti sono confermate da uno studio recente dell’Ocse che evidenzia che il numero d’infermieri in Italia è tra i più bassi d’Europa: ce ne sono 5,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 8,9. La loro mancanza ha inevitabili ripercussioni sulla qualità e l’efficacia delle cure. »La carenza di infermieri è uno specchio dell’emergenza che viviamo – dice ancora Ferretti -. L’impossibilità di trovare personale infermieristico, ci ha costretti a chiudere uno dei nostri punti prelievi».

Nuove leve dal corso di laurea

Per la prossima settimana sono attesi rinforzi dal corso di laurea in infermieristica, con sede a Faenza, dell’Università di Bologna. Settanta laureandi sono pronti a coronare il loro sogno e terminare il ciclo di studi: «Il nostro percorso di studi è abilitante – spiega il coordinatore del corso, Domenico Motola -; questo vuol dire che i nostri giovani laureati possono subito esercitare la professione». Motola spiega che la sede di Faenza accoglie ogni anno 140 nuovi iscritti, 138 comunitari e 2 extra Ue: «I posti a disposizione vanno sempre esauriti, c’è un forte interesse per il percorso di studi. Quest’anno, a causa della pandemia, temevamo una riduzione delle domande, invece, abbiamo registrato un aumento delle candidature. Evidentemente i giovani non si sono fatti intimorire dal virus, anzi c’è il desiderio di dare un contributo per vincere l’epidemia».

Chiediamo a Motola se c’è una formazione specifica per affrontare il Covid in corsia: «Tutti i nostri studenti, sin dal primo anno, frequentano corsi specifici e seminari perché sono previsti periodi di tirocinio, per cui quando arrivano in corsia devono essere perfettamente formati e pronti a lavorare in sicurezza, a partire dal corretto uso dei dispositivi di protezione individuale».

Di fronte a una carenza conclamata di infermieri, emersa negli ultimi mesi, sono previsti aumenti nel numero di studenti ammessi al corso di laurea: «La nostra università propone la laurea in infermieristica a Bologna, Faenza e Rimini. Ogni anno sono oltre 500 gli iscritti. Il loro numero viene determinato dal ministero e le posso dire che per l’anno accademico 2021/2022 non sono previsti aumenti per i corsi in questione. La professione da tempo è molto richiesta, in media il 90% dei nostri studenti trova un lavoro, afferente al loro percorso di studio, entro un anno dalla laurea».

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