RAVENNA. Occhi azzurri, manto grigio-blu e una sfilza di vip contattati per promuovere un pedigree in realtà inesistente. Già, perché le particolari caratteristiche di quei piccoli esemplari di bulldog francese spacciati per rara “varietà esotica” nulla hanno a che vedere con le qualità morfologiche essenziali per venderli come cani di razza. Sono meticci, ottenuti da incroci forse addirittura dannosi per la loro salute, paradossalmente pubblicizzati sul web in braccio a sportivi e a volti dello spettacolo con il marchio “I cuccioli di Carlotta” e poi piazzati agli acquirenti a cifre stellari con tanto di documenti, certificazioni e iscrizioni totalmente inutili. Il business, esteso a tutto lo Stivale, è approdato anche a Cervia. E secondo la Procura di Ravenna presenta tutte le caratteristiche della frode in commercio. Per questo con l’apertura di un fascicolo a carico dei due principali rappresentanti dell’attività – i 39enni Paolo Pecoraro e la compagna Katerina Beresova – è stato chiesto e ottenuto il sequestro preventivo dei canali digitali utilizzati per raggiungere i potenziali compratori. A nulla è servito il ricorso al Riesame presentato dagli indagati per sbloccare siti web e profili social: di recente il collegio composto dai giudici Cecilia Calandra, Federica Lipovscek e Beatrice Marini ha confermato il provvedimento disposto dal gip Andrea Galanti.

A Cervia il cane da 3.500 euro
Le indagini – condotte dai carabinieri forestali supportati dal nuclo investigativo Soarda di Roma e dalla Squadra Mobile di Ravenna – risalgono al 2018 e ruotano attorno a una vendita andata a segno a metà novembre a Cervia. La figlia dell’acquirente aveva visto sul web uno dei cuccioli in braccio a Federica Pellegrini, così ne aveva parlato al padre: la trattativa si era chiusa a 2.300 euro per un esemplare maschio scelto guardando il video della cucciolata. Alla consegna il venditore si era presentato a bordo di una Mercedes, uno dei tre veicoli utilizzati dalla coppia per fare avanti e indietro tra Italia e Slovacchia.

Sede fantasma in Slovacchia
Proprio nel Paese dell’Est Europa, a Nitra, risulta localizzata la sede legale della società “I cuccioli di Carlotta s.r.o.”, all’interno di un edificio che gli investigatori hanno trovato dismesso, utilizzato solo per la corrispondenza. Non è l’unica scoperta che hanno fatto: pur presentandosi come “miglior allevamento in Europa”, né i legali rappresentanti né tantomeno la loro attività figuravano iscritti in alcun registro di allevatori di cani. Eppure, secondo il capo d’imputazione che li accusa anche di traffico illecito di animali di compagnia, sotto quelle vesti hanno portato in Italia 116 cuccioli da gennaio a ottobre dell’anno scorso, senza la documentazione necessaria, come per esempio la procedura per tracciare le importazioni tramite l’apposita piattaforma informatica veterinaria.

Carta straccia
Non era quel che veniva detto ai clienti, che invece pagavano extra per ottenere ulteriori certificati di qualità. Ricevevano la “puppy card”, garanzia su un foglio compilato a mano di una non meglio precisata attestazione genealogica emessa da un club denominato Kas, presieduto guarda caso dalla stessa Beresova e inutile in Italia ai fini del rilascio di pedigree da parte dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana. Nel contratto di vendita c’erano poi clausole che il gip definisce «di natura vessatoria», come rinunciare al diritto di rivalsa, l’obbligo a carico del cliente di iscrizione al libro genealogico dell’Enci, che non sarebbe mai stato possibile in mancanza di un documento di esportazione valido. Infine, con 40 euro in più, veniva richiesta l’iscrizione al “Club italiano cani di razza”, spacciato per ente titolato a rilasciare certificati pedigree. Tutta carta straccia per un cucciolo dall’aspetto tanto richiesto, ma frutto di incroci sui quali pende l’ombra della manipolazione genetica.

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