Ravenna, in tanti cercano il “maxi Dante” in piazza ma ormai è sparito

RAVENNA Il Dante gigante di Alessandro Tricarico, realizzato su un’idea di Bonobolabo, è stata senza dubbio per ora il più grande successo in questo anniversario dantesco ormai agli sgoccioli e vissuto – causa Covid – più sottotono di quanto si sperasse. Se lo scopo ricercato era quello della condivisione dell’immagine su Instagram e su Facebook di certo ha funzionato. Così come la filosofia dell’opera effimera. Se le cose stavano così, però, potevano essere comunicate meglio dalle istituzioni.

In un post su Instagram infatti Tricarico scrive che tante persone hanno effettuato un viaggio a vuoto convinti di trovare l’opera in piazza: «Mi state scrivendo in tanti e molti – si legge – per vedere il Dante in piazza. Mi dispiace dirvi che quell’opera non c’è più, è stata smantellata dai cittadini di Ravenna il giorno stesso grazie ad una splendida intuizione di Bonobolabo. Ciascun cittadino si è preso un pezzo di Dante e la città ha rivissuto per un giorno una piazza che non ospitava tutta quella gente da molti anni. Sono mortificato per chi ha affrontato un viaggio a vuoto e per chi non ha avuto modo di vederla, anche se continua a trovarla una splendida metafora di vita: mai procrastinare». Chi cercava il Dante gigante ha potuto almeno visitare la bella mostra di Bonobolabo, Danteplus700, di cui l’installazione è stata l’evento inaugurale.

Se il messaggio artistico è chiaro, c’è da domandarsi come mai da Palazzo Merlato – sempre molto attento a comunicare ogni iniziativa dantesca, fosse anche la rinominazione delle fermate dell’autobus sul litorale di Marina di Ravenna – non sia stato dato con un certo anticipo la notizia della maestosità dell’opera e del suo essere temporanea. Ai giornali e ai siti non è arrivata nessuna comunicazione specifica nei giorni precedenti in merito e anche il fatto che ognuno potesse prendersi un “pezzetto di Dante” è stato relegato ad un post su Facebook del municipio.

Così in tanti sono rimasti ingannati e non aiuterà forse il post del presidente della Regione Stefano Bonaccini che ha condiviso la foto sul proprio profilo (i cui 317mila fans come ovvio non sono soltanto ravennati) il 13 luglio, cioè 4 giorni dopo la scomparsa dell’opera. Il presidente della Regione non ha accennato in nessun modo al fatto che il Dante gigante fosse ormai solo un ricordo. Marco Miccoli di Bonobolabo è intervenuto nei commenti, oltre che per restituire i giusti crediti autoriali che il governatore ha dimenticato, per rispondere a chi chiedeva che l’opera diventasse permanente: «Impossibile – ha spiegato Miccoli – la soprintendenza non approverebbe mai. Non immagini quanto sia stato difficile farlo anche solo per un giorno». Chissà se dietro a queste difficoltà istituzionali si cela anche la scelta del basso profilo sulla comunicazione.

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