Ravenna, in casa si costruiscono una gabbia per spacciare “in sicurezza”

Per spacciare con più tranquillità si erano messi “in gabbia”. Non si erano fatti arrestare, ma avevano costruito un bussolotto di sbarre all’ingresso del proprio appartamento, in modo tale da bloccare i visitatori non appena varcata la soglia, che fossero clienti o forze dell’ordine. Una strategia alla Gomorra quella utilizzata da Cesare Boleslavo Doglioni, 54enne già noto alle forze dell’ordine; per quanto inaspettata, martedì sera non gli ha risparmiato l’arresto insieme al nipote, il 23enne Ercole Russo.

Martedì sera, l’operazione della sezione Antidroga della Squadra Mobile ha atteso l’arrivo dei primi clienti nei pressi dell’appartamento di via Rasponi. Il viavai sospetto non era sfuggito all’attenzione della polizia, anche perché Doglioni, ben conosciuto per passate vicende di droga e in passato dichiarato incompatibile al regime carcerario, era appena tornato a casa dopo un recente ricovero per problemi di salute. Così, la scorsa sera, dopo avere intercettato un paio di clienti reduci dall’acquisto di stupefacente per un totale di 20 grammi di hashish, gli agenti hanno seguito un terzo compratore fin dentro l’abitazione. Aperta la porta, sono entrati, trovandosi tuttavia di fronte alle sbarre, una vera e propria gabbia dotata di cancellino e chiavistello, che si “mangiava” circa un metro quadrato d’ingresso, con tanto di grata anche sopra la testa, per impedire eventuali acrobazie per scavalcarla.

Il manufatto si è ritorto contro uno dei due presunti spacciatori. Perché sorpreso dell’irruzione dei poliziotti, è rimasto a sua volta bloccato tra portone e gabbia, praticamente beccato in flagrante dopo la cessione di stupefacente. Il complice, invece, ha cercato di sfruttare la barriera per disfarsi della droga. Ha gettato dalla finestra la scatola di cartone contenente in tutto quasi 6 etti di hashish, senza immaginare che fuori, pronto a intercettare l’eventuale lancio, c’era un altro agente. Che una volta recuperato il contenitore ha sequestrato tutto. Dalla perquisizione domiciliare sono sbucati altri 70 grammi di marijuana, oltre a circa 1.100 euro, con tanto di banconote trovate su un tavolo.

Difesi dall’avvocato Chiara Belletti del foro di Bologna, i due uomini sono stati processati per direttissima di fronte al giudice Federica Lipovscek. Per Doglioni, il legale ha chiesto termini a difesa. Per il più giovane parente, di fatto incensurato fatta eccezione per qualche precedente di polizia, ha patteggiato in accordo con il vice procuratore onorario Adolfo Fabiani (il pm di turno era Stafano Stargiotti) a un anno e 4mila euro di multa, con pena sospesa.

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