Ravenna, imprese chiedono polizze anti pandemia

RAVENNA. Prima dell’avvento del coronavirus, pandemie come quella che stiamo vivendo sembravano trame di film di fantascienza. Ora che il covid-19 ha stravolto le nostre vite, sono diventate qualcosa di molto più concreto con cui convivere e fare i conti. Tanto che gli imprenditori commerciali così come gli operatori del settore turistico si stanno interessando per chiedere di inserire specifiche clausole nelle polizze per tutelarsi per il futuro. Ma qualcuno è riuscito a mettersi al riparo anche dalle conseguenze economiche legate all’epidemia in atto.

Proposte mirate

«Cattolica era uscita con questa clausola all’inizio dell’emergenza, quando sono emersi i primi casi di contagio, proponendola però solo nelle aree territoriali che non erano ricomprese nelle zone rosse – spiega Maurizio Valenti, agente dell’Assigroup di Ravenna –. Ma in pochi giorni i provvedimenti di chiusura sono stati estesi a tutta Italia e di conseguenza, con quasi tutte le attività ferme, l’offerta è stata bloccata. Tra l’altro sono prodotti specifici molto particolari per il mercato e non c’è stato molto tempo per proporli su grandi numeri. Ad ogni modo, qualche contratto siamo riusciti a chiuderlo ma si tratta di numeri modesti che si contano sulle dita di una mano. Stiamo parlando di piccole attività, bar, negozi, supermercati i cui titolari, muovendosi con estrema tempestività e ipotizzando conseguenze che potessero prolungarsi nel tempo, sono riusciti ad assicurarsi contro gli effetti della pandemia».

Chi ha sottoscritto le polizze, con un premio di 500 euro è riuscito ad arginare i mancati introiti legati alla chiusura forzata garantendosi entrate di 1000 euro al giorno per un mese. E di fronte a catastrofi e calamità che si ripetono sempre più di frequente, altri imprenditori si stanno interessando chiedendo la possibilità di inserire clausole analoghe una volta che potranno riaprire le proprie attività. «E’ una tendenza piuttosto comune – conclude Valenti –. E’ un po’ come per le garanzie per le abitazioni contro i danni da terremoto. Quando cominciano a sentirsi le scosse, tutti le chiedono, poi col tempo interessano sempre meno anche se è un errore considerati i sacrifici che servono per l’acquisto di una casa. Eppure prima del sisma in Emilia, il solo proporla suscitava ilarità. Lo stesso ragionamento vale per i danni da alluvione prima delle esondazioni dell’anno scorso. Dopo tutto è cambiato. Le confermo comunque che stanno arrivando richieste in tal senso. Ora però è tutto in stand by. Qualunque ragionamento varrà ovviamente solamente per il futuro, escluso quanto sta succedendo ora».

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