Ravenna, il violoncellista Giovanni Sollima a San Romualdo

A Ravenna il pubblico lo conosce bene: maneggia il suo violoncello con l’audacia temeraria e l’intima confidenza che si confanno a un compagno fidato, ma anche con il rispetto rigoroso che va riconosciuto a una persona di riguardo, da solo o trascinando con sé falangi di strumenti… indagando il grande repertorio, sperimentando linguaggi sempre diversi o suonando le proprie composizioni.

È Giovanni Sollima, che proprio a Ravenna fa capo per la sua ultima breve tournée: come solista e concertatore sul podio dell’Orchestra Cherubini è qui che la scorsa settimana ha dato il via alle prove ed è qui che, dopo i teatri di Salerno e Jesi, torna questa sera a esibirsi nella piccola e preziosa sala di San Romualdo (l’occasione è un prestigioso convegno medico). Il programma è di quelli che attraggono e incuriosiscono, ché vicino a uno degli autori più celebrati del classicismo ne affianca uno pressoché sconosciuto che però conduce al cuore della gloriosa scuola violoncellistica napoletana settecentesca, la stessa che ha influenzato la tecnica di tutta Europa. Dunque: da una parte Franz Joseph Haydn con il Concerto n. 2 per violoncello in re maggiore, dall’altra Gaetano Ciandelli con un suo Concerto per violoncello.

Anche se sembra che si tratti dell’allievo prediletto di Niccolò Paganini, che di lui avrebbe detto nel 1829 «è un artista di gran calibro», in realtà non sappiamo molto di lui.

Allora proprio a Sollima chiediamo: chi era Gaetano Ciandelli?

«Si tratta di un piccolo giallo a cui sto indagando sperando di venirne a capo. Paganini ebbe effettivamente un allievo con questo nome, ma in realtà negli anni tra fine Settecento e primi decenni dell’Ottocento a Napoli i violoncellisti con questo nome sono due: Senior e Junior, forse nonno e nipote. Da molti anni ero sulle tracce di questo Concerto, poi mi sono imbattuto nel volume della musicologa Enrica Donisi che mi ha suggerito dove cercare: il manoscritto si trovava nel Fondo Noseda al Conservatorio di Milano. Ho così potuto trascriverlo in notazione moderna, studiarlo e comporne le cadenze; dallo stile ho capito che il lavoro è della fine del Settecento, dunque forse non è come pensavo del Ciandelli allievo di Paganini, ma del Ciandelli precedente. In ogni caso, vi sono un movimento lento incorniciato da due brevi recitativi e un bellissimo Rondò con una sezione centrale in minore (come in quello di Haydn) e anche un più lento con archi pizzicati con accelerando finale, che sembra quasi una porta aperta su Beethoven o Rossini!».

A proposito di Haydn, lei ha composto anche le cadenze del suo Concerto scritto nel 1783 per la corte degli Esterházy. Come ci si rapporta a una pagina tanto eseguita?

«Questo Concerto per i violoncellisti rappresenta sempre un mix di sublime e terrore per la sua scrittura estrema! È un lavoro che per forma e varietà di registri violoncellistici non ha precedenti, ma il suo frequente utilizzo in concorsi e audizioni ha contribuito a una sorta di rigidità interpretativa che ne ha in parte oscurato i tratti più nobili, i colori e la trasparenza. Per le cadenze e le “fermate” fino a un certo momento le ho quasi sempre improvvisate, poi, dalle varie improvvisazioni, ho codificato un “canovaccio” che seguo sempre, ma mi baso esclusivamente sullo straordinario manoscritto di Haydn, che mi permette di evitare le stratificazioni interpretative ed editoriali che si sono accumulate nei suoi duecento anni di vita. Comunque, in generale, sia con Ciandelli che con Haydn – quest’ultimo in ottimi rapporti con Ferdinando IV, suonatore di lira organizzata – mi soffermo ancora una volta sull’antica centralità culturale di Napoli».

Appunto, Napoli. Nella sua composizione, Fecit Neap 17, che completa il programma della serata, lei si ispira a quella città, la stessa dove si sono formati alcuni musicisti della sua famiglia, suoi avi musicali. Come descrive questo brano?

«Il titolo si ispira alle etichette che i liutai napoletani del Settecento predisponevano in attesa di completare gli strumenti per poi incollarle all’interno degli stessi. Non era raro che qualcuno di loro (inclusi gli straordinari Gagliano) lasciassero le etichette inutilizzate e quindi gli strumenti senza una chiara paternità per venderli poi come altri, Stradivari inclusi. Mi piaceva questa idea di fake! Comunque, l’ho scritto quasi dieci anni fa, ma al tempo stesso, da siciliano (è più forte di me!) spingo il tutto ancora più a sud e a sud-est».

E Ravenna? Possiamo oramai considerare una consuetudine il suo rapporto con questa città?

«È una casa per me!».

Il concerto inizia alle ore 20 e si potrà seguire in streaming su www.ravennafestival.live (dove rimarrà disponibile per 30 giorni).

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui