Ravenna, il vice sindaco dopo l’aggressione alla foce del Bevano: “Denunciare è un dovere”

Dopo l’aggressione della guida ambientale alla foce del Bevano, il Comune di Ravenna ha preso posizione in una nota a firma del vice sindaco Eugenio Fusignani.

“Il gravissimo episodio dell’aggressione alla guida ambientale ha riportato l’attenzione sul fenomeno della pesca abusiva di mitili. Tale attività illegale si intreccia ahimè molto spesso con attività che di illegale, invece, non hanno nulla, rendendo difficile riconoscere il confine che separa pesca e criminalità. E questo induce a trarre in errore anche molti di coloro che oggi, giustamente, s’indignano nel vedere le scorribande nei luoghi più belli e delicati del nostro sistema ambientale. Il problema è serio e di assoluta rilevanza, anche penale, e non può certo essere contenuto con la messa in atto di fantasiose proposte come quelle che si sono succedute in questi giorni sui media.

Va ricordato che il complessivo sistema dell’ordine e della sicurezza pubblica è da tempo impegnato su questo fronte. Occorrerebbe un presidio della forza pubblica, soprattutto la notte, come avvenne con la Polizia Locale, lo scorso anno, quando furono attuati 20 giorni di presidio in Baiona, 24 ore su 24, che di fatto aveva azzerato il fenomeno. Tuttavia non è pensabile di attuare un servizio simile in via permanente poiché, com’è facilmente intuibile, per fare questo si dovrebbero raddoppiare gli organici o sacrificare il controllo del resto del territorio. Per questo è importante continuare nelle azioni di bonifica ma anche in quelle di revisione degli strumenti di diritto civile e amministrativo, a partire dalla disciplina di quegli “usi civici” il cui scopo era quello di consentire il sostentamento alimentare dei residenti e non quello di trasformare un diritto alla sopravvivenza in attività imprenditoriale ad economie di scala crescenti.

Non ci si può indignare per la presenza di attività illegali come i parcheggiatori abusivi, ad esempio, e poi difendere la stessa dinamica in altri settori. Conforta in tutto questo l’attenzione della Procura della Repubblica ed il lavoro d’indagine messo in campo in questi anni. Certo serve anche la collaborazione dei cittadini ma, soprattutto, serve la consapevolezza da parte delle forze preposte al controllo del territorio che non fare una denuncia per timore nasconde un fenomeno di assoluta gravità che non può essere lasciato cadere ma, al contrario, deve accendere un campanello d’allarme che faccia scattare una reazione dura. Per non vanificare il lavoro della Procura e per riprendere il controllo di un territorio che è patrimonio della collettività e non di bande di criminali che lo devastano per attività lucrative di assoluta illegalità”.

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