RAVENNA – È pesante il bilancio del coronavirus sul traffico merci nel porto di Ravenna: i dati il marzo 2020 mettono nero su bianco una flessione del 30,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Tutte le categorie merceologiche registrano perdite a due cifre, con i container in calo del 17,3%, come scriviamo sotto. Quella del traffico portuale è una fotografia importante in questo periodo perché registra in tempo reale la frenata dell’economia.

Il comparto agroalimentare ha registrato a marzo un crollo verticale sui prodotti agricoli e animali (-64,8%, pari a 74.203 tonnellate) e una flessione del 19% (-36.243 tonnellate). Dati che portano i numeri del trimestre gennaio-marzo, rispetto all’analogo periodo del 2019, ad un calo di circa il 20%. Il coronavirus ha inciso in particolare sull’import ceralicolo – scrive l’Autorità portuale nella sua nota a corredo dei dati – al rialzo di prezzo della materia prima che è dovuto a sua volta a difficoltà di vario tipo, come gli ostacoli «per noleggiare navi che possano sbarcare materie agricole nei porti italiani».

Il traffico di prodotti metallurgici ha una perdita netta del 43,5 per cento e si assesta a 460mila tonnellate contro le 814mila del 2019. Quasi la totalità di questa categoria di merce è costituita da coils il cui traffico passa da 779.450 tonnellate a 434.821 (-44,5%). Sul trimestre, la perdita è più contenuta ma si assesta comunque a -17% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. «All’inizio dell’emergenza pandemica – scrive Ap – la produzione di acciaio dava già segni di rallentamento, con un incremento soltanto dell’uno per cento rispetto ai primi due mesi del 2019». Si soffre la riduzione della produzione in Spagna (-36%), Germania (-10,9%) e Italia (-2,3%). A pesare il rallentamento dei settori dell’automotive e la frenata in tutti gli altri settori utilizzatori a seguito del lockdown. Il calo della produzione di acciaio «difficilmente potrà essere recuperato nel corso del 2020».

Il materiale per costruzioni è la categoria di merce che a marzo ha sofferto meno, facendo registrare un calo dell’8,9% sul singolo mese. Il dato ha però portato in negativo il trimestre (-8,3%). «Tale flessione è da imputarsi principalmente al calo delle materie prime per le ceramiche nel distretto di Sassuolo» che da solo vale il 6,7% del traffico. Si prevede una ripartenza lenta, come afferma il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani: «Non ci saranno le condizioni per procedere al ritmo di prima. Gli ordinativi sono in forte calo, possiamo già stimare almeno un 20-25% di men

Per quanto riguarda i container, Il calo nel mese del lockdown per il traffico contenitori è del 17,3%. Una flessione che peggiora se si guarda al solo dato dei container pieni, escludendo i vuoti movimentati a fini logistici: in questo caso si arriva ad un tracollo del 22,3% rispetto al marzo dello scorso anno. Su base trimestrale le cose non vanno molto meglio: rispetto ad un già non entusiasmante 2019, il 2020 perde al momento il 7,9% del traffico container. Percentuale che peggiora arrivando all’8,5% se si considerano solo i contenitori pieni. Restando in questa categoria si scopre che va male l’export (-3,9%) ma ancora peggio fa l’import (-13,2%).

Parlando di numeri assoluti nel primo trimestre 2020 si sono registrati 4.095 teu (unità di misura del traffico container) in meno rispetto ai primi tre mesi del 2019. «La criticità della performance nel mese di marzo – scrive Autorità portuale – ha, di fatto, accentuato il pesante calo registrato già ad inizio anno. Dall’inizio di marzo, gli effetti della netta riduzione dell’export di container dalla Cina per effetto del lockdown e delle varie misure adottate per contrastare l’emergenza pandemica da Covid-19, hanno iniziato a farsi sentire anche nei porti italiani. In effetti, le portacontainer arrivate nei nostri porti nelle ultime settimane erano quelle partite dalla Cina prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria (il transit time è di quasi 30 giorni) e, dunque, viaggiavano abbastanza piene, nonostante l’inizio del Capodanno cinese. Le successive rotazioni, quelle sopravvissute ai numerosi blank sailing dei vettori marittimi, hanno portato navi semivuote». Il numero totale degli accosti è passato da 249 a 190, con una flessione del 23.7

Eugenio Fusignani, vicesindaco con delega al Porto commenta i dati: “Tutti i soggetti hanno dimostrato una grande attenzione  nel continuare l’operatività, contribuendo a sostenere l’economia della città e del sistema Italia. Vorrei sottolineare questa operosità e ringraziare tutto il sistema portuale: dai lavoratori agli imprenditori e tutti i soggetti coinvolti. Un aspetto particolarmente positivo, inoltre, riguarda il bando dell’Autorità di sistema portuale per la ricerca di casse di colmata che dovranno accogliere i fanghi prodotti dall’escavo dei fondali. Uno strumento che permetterà di anticipare di due anni la tempistica per la realizzazione dell’hub portuale. Così come la realizzazione di un impianto di trattamento dei materiali di dragaggio e il loro riutilizzo è un aspetto innovativo nel suo genere che conferma la vitalità del nostro scalo marittimo.  Desidero sottolineare anche l’importanza dell’accordo tra Usmaf e Autorità portuale per la collocazione dei Ped (Punti di entrata designati) volti al controllo di merci e persone di interesse sanitario, da parte dell’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera, ufficio periferico del ministero della Salute. Il nostro contributo si aggiunge al lavoro della Prefettura e alla disponibilità di Tcr per la concessione degli spazi.  Infine – conclude Fusignani -, sono molto contento dell’accordo Adsp-Lepida per la banda ultralarga, dove ancora non c’era nell’ambito portuale, per 29 km di nuovi cavi stesi. Se vogliamo essere sempre più ‘digitali’ le infrastrutture adeguate sono indispensabili”.

Argomenti:

coronavirus

porto

ravenna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *