Ravenna, il ritorno al calcio dei bambini dopo il lockdown

Per dirla con un cantante che il calcio lo sapeva raccontare bene, c’è il sole che batte sui palazzi in costruzione e di conseguenza c’è il sole che batte sul campo di pallone. Il tutto mentre i ragazzi della Compagnia dell’Albero corrono su e giù con quel tipo di sorriso che sa regalare il gioco del calcio. A bordo di uno dei campi di via Romea Sud, il responsabile della sezione calcio della Polisportiva Cristiano Minguzzi li guarda con un trasporto che sfiora la commozione: «Abbiamo sempre avuto all’incirca tra i 300 e 320 ragazzi. La nostra polisportiva da sempre si fonda su principi legati all’educazione attraverso lo sport. I ragazzi facendo sport imparano principi che poi li accompagneranno per tutta la vita».

Il Covid quanto ha pesato sulla vita della Polisportiva?

«Da un anno e mezzo siamo stati travolti da questo evento. Abbiamo chiuso i cancelli ai nostri ragazzi e se per noi dirigenti è stato un momento di difficoltà, per i ragazzi è stato un momento traumatico. Ora rivederli tornare a fare quello che amano è una scossa positiva per tutti».

Pensando alla vostra realtà, è facile o difficile fare sport a Ravenna al tempo del Covid?

«Ravenna ti dà la possibilità di fare lo sport e anche in questo momento difficile legato al Covid ho visto il giusto spirito e la voglia di ripartire».

Quando i ragazzi sono tornati in campo, prevaleva il timore o l’entusiasmo?

«Nella stragrande maggioranza dei casi, l’entusiasmo. Nel periodo dell’allenamento distanziato in inverno, quando non si potevano utilizzare spogliatoi o docce, io temevo in una percentuale importante a livello di abbandono, invece ho notato con piacere che circa il 70 per cento ha continuato. Per fortuna è stata più forte di tutto la voglia di stare all’aria aperta, di stare insieme, di divertirsi. Li vedete ora i bambini che corrono in campo in maglietta? Ecco, in inverno erano vestiti allo stesso modo di oggi che siamo in giugno. Questo mi riporta a certi ricordi del passato e mi fa ribadire che quando un bambino è immerso nel suo piacere, non c’è temperatura, condizione atmosferica o Covid che tenga. Lasciategli uno spiraglio di gioia e il bambino quella luce di felicità se la va a prendere. Questo è un segnale che noi adulti dobbiamo imparare a cogliere: alla prima occasione di felicità, il bambino è lì pronto a riceverla».

Un sondaggio dell’Ipsos ha rilevato che dopo la pandemia, un bambino su due è a rischio di interrompere l’attività sportiva. Ai genitori di un bambino che vuole smettere, lei cosa direbbe?

«I genitori in questo momento hanno un ruolo importante. Nel nostro caso, come dicevo, ci manca un 20-30 per cento di giovani atleti. Noi abbiamo cercato di fare capire ai ragazzi che sono tornati al campo che in questo momento ce ne sono altri con un po’ di paura e un po’ di depressione, spero ancora gestibile. Ai ragazzi che sono già in campo abbiamo detto: “Non girate la faccia dall’altra parte, aiutate i vostri compagni, incitateli a tornare in campo, perché quello è il posto che li renderà felici”. Ai genitori invece dico di insistere sulle motivazioni positive, ma senza essere ossessivi. La delicatezza della comunicazione è importante: il modo più giusto per condividere le emozioni è usare la gentilezza e le chiavi giuste per aiutare un ragazzo a riprendere pian piano il suo percorso».

Inquadrando il qr code qui a fianco con il proprio smartphone, sarà possibile vedere il servizio sulla ripresa degli allenamenti del settore calcio della Compagnia dell’Albero sul sito corriereromagna.it

Il video è stato realizzato da Massimo Fiorentini.

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