Ravenna, il rap sale in cattedra. Moder insegnerà all’Università

Il rap sale in cattedra con Lanfranco Vicari, in arte Moder, che insegnerà all’Università di Bologna. Il cantante ravennate, che proprio ieri ha compiuto 37 anni, terrà infatti un ciclo di lezioni al Master in produzione e promozione della musica al Dams dell’ateneo più antico del mondo.

Moder, da dove nasce questa nuova esperienza?

«Dalla conoscenza di Pierfrancesco Pacoda, giornalista e agitatore culturale bolognese, con cui ho condiviso dei laboratori al centro “Italo Calvino”. Ringrazio lui e la professoressa Anna Scalfaro per avermi contattato ed essersi fidati di me. Per me è un motivo di grande orgoglio, anche perché mi consente di affiancare artisti come Emidio Clementi (cantante dei Massimo Volume, scrittore di romanzi e docente dell’Accademia delle Belle arti, ndr)».

E anche di emozione, giusto?

«Sì, perché questo strano percorso che ho intrapreso mi riporta a quelle aule che mi hanno spinto a credere in quello che stavo facendo. A suo tempo non sono riuscito a terminare il Dams, ma questo più che come una sorta di riscatto, lo vedo come il coronamento di un percorso».

Nello specifico, di cosa tratterà il suo ciclo di lezioni?

«Insegnerò “modalità di scrittura nel rap” in quello che sarà un corso sperimentale, partendo dalla storia di questo tipo di musica, dall’inizio degli anni Ottanta, fino a mettere in pratica gli insegnamenti, facendo delle esercitazioni con gli studenti. Sono felice che il Dams abbia compiuto passi in avanti così importanti, svecchiandosi tantissimo».

Come è cambiato il rap in questo così lungo periodo di tempo?

«Negli anni la forma canzone è mutata tantissimo, arrivando fino alla trap, che nel 2016 ha rappresentato una rottura che ci voleva, mischiando le carte in tavola, e a un certo tipo di nuovo cantautorato. Porterò degli esempi pratici, analizzando le varie forme stilistiche e facendo vedere dei video storici, per mostrare come una volta le canzoni potevano durare anche fino a cinque minuti, mentre adesso non superano i tre».

Come e quando si svolgeranno le lezioni?

«La speranza è di partire a febbraio, facendole in presenza. Vedremo, tutto dipende da come si evolve la situazione di emergenza sanitaria che sta colpendo l’Italia».

A questo proposito, come stai vivendo questo periodo senza concerti?

«A maggio, subito dopo la fine del lockdown, avevo cantato al Bronson di fronte a cinquanta persone. Era come ricominciare e mi ha portato un’emozione incredibile. Adesso è chiaro che si soffre, anche perché non si sa cosa ci potrà essere in futuro».

Qual è la tua speranza?

«So che è difficile, ma spero che i concerti possano riprendere in primavera, anche con un pubblico contingentato. È poco, lo so, ma è sempre meglio di assistere alle esibizioni via streaming. In questo particolare momento, più su questo tipo di dirette che non hanno nulla a che fare con il contatto “dal vivo”, sarebbe meglio investire sulle produzioni».

Su cosa stai lavorando in questo momento?

«Su alcuni singoli e collaborazioni. Avere così tanto tempo libero almeno ha riportato il gusto di fare musica in un certo modo e di riprendere contatto con altri musicisti».

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