Ravenna, il pittore dopo l’incendio: “La mia arte in fumo, grazie a tutti per la vicinanza”

Chi l’aveva incontrato sul luogo dell’incendio, coi pompieri ancora al lavoro, lo aveva visto abbattuto: «Ecco la mia arte, in fumo», ripeteva fra sé, o rivolto a chi gli esprimeva solidarietà passando. Meno di ventiquattro ore dopo il rogo che ha distrutto il suo laboratorio, Fausto Fori già rilancia e prova ad elaborare il lutto per la perdita delle varie opere dipinte su base lignea che riempivano l’atelier di via Tombesi Dall’Ova: «Penso fossero opere poco importanti, o forse lo erano – spiega, con modestia, l’artista di origine marchigiana -. Ma sono cose che accadono. Sento uno sprone, adesso. Questo evento mi ha rafforzato, soprattutto per l’enorme vicinanza che mi è stata rivolta». L’espressione creativa di Fori, definito da Sgarbi un pittore “classico moderno” non si ferma all’arte figurativa. È attore, sia di teatro che in cortometraggi. E ama scrivere. Prende quindi l’evento funesto di giovedì quasi con fatalismo: «Un incendio strano, certamente non doloso ma anche i vigili del fuoco non sapevano spiegare. La luce era staccata, e per quanto avessi sbagliato a ingombrare così tanto lo spazio non c’era nulla che potesse costituire un innesco – ricostruisce Fori -. Quindi, visto che senza arte non so vivere, prenderò questa traversìa come una spinta a perfezionare la scrittura di una sceneggiatura che ho in progetto da tempo». Il film che Fori sta scrivendo ha una base autobiografica ed era già girato, in prima stesura, negli ambienti romani della cinematografia: «Sembrava approssimarsi un contratto, poi è saltato. La plot però è potente, lo avevano riconosciuto – anticipa l’artista -. È ambientata nel mondo agricolo marchigiano e indaga il vissuto della mia famiglia. Di mio padre, di mio fratello, che ebbe anche una storia di successo qui a Ravenna». C’è però una condizione che pone Fori. Molti ravennati lo riconoscono per il look di gusto risorgimentale, che gli dona una presenza scenica caratterizzante: «Voglio essere io a interpretare il film – sorride -, ed è il motivo per cui probabilmente non si farà mai. Io però amo crederci e, non vivendo d’arte, preferisco vocare la mia esistenza all’espressione creativa che preferisco. Promuoverò questo progetto e vediamo cosa si sviluppa». Fausto Fori, pensionato, 71 anni di cui trenta passati a lavorare in banca, non abbandona comunque l’idea di aprire una nuova bottega. Anche se probabilmente sarà costretto a cambiare location: «Non penso sarà più possibile in via Tombesi Dall’Ova. Certamente lo spazio sarà meno pieno. Del resto, da quando mi ero trasferito da via Alberoni, tutte quelle opere non sapevo dove metterle». La solidarietà espressa a Fori sembra comunque voler assumere un connotato anche concreto: «Alcuni hanno avanzato l’idea di un crowdfunding. Non è una mia iniziativa, ma se qualcuno vorrà attivarsi, lo ringrazio. Certo – conclude Fori – avrò dei danni da pagare e non sono assicurato. E ancora non ho capito come poter smaltire il legno bruciato, cioè quel che è rimasto delle mie opere. Da ieri però il telefono non smette di squillare per la vicinanza di tanti amici e conoscenti. E questo mi rende felice e speranzoso»

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