Ravenna, il numero di cani adottati supera quello dei bambini nati

Nelle case dei ravennati ci sono sempre più animali e sempre meno bambini. Solo per dare qualche dato: l’anno scorso nelle famiglie sono arrivati quasi 2.800 nuovi animali da compagnia e “solo” 2450 neonati. Alcuni lo considerano come uno dei tanti effetti a livello sociale portato dalla concomitanza di Covid e crisi economica, che sembrerebbe aver influito sulla decisione di far entrare un animale nella propria vita. Stando ai numeri ufficiali dell’anagrafe degli animali d’affezione, l’anno scorso gli animali registrati nel nostro comune sono stati precisamente 2.785, di cui il 75% cani, una decina furetti e il resto gatti. Considerando che nel 2018 erano stati 2.349, in appena tre anni (di cui due di pandemia) il numero di nuove iscrizioni è cresciuto quasi del venti per cento; e stiamo parlando solo degli animali dotati di microchip, a cui andrebbero quindi aggiunti tutti quelli non regolarmente registrati di cui, però, è chiaramente impossibile avere anche solo una minima traccia di tipo numerico.

I dati dell’anagrafe confermano come Ravenna, sul fronte delle adozioni o acquisti di animali, ricalchi perfettamente quanto si sta vedendo a livello nazionale. A dare la fotografia di quanto ampio sia il fenomeno è stato l’ultimo Rapporto Coop pubblicato, nel quale si attesta questo: gli italiani che possiedono almeno un animale domestico sono passati dal 32% del 2018 al 40% del 2021. Una crescita netta, insomma, che si conclude con il numero forse più impressionante, ossia che in Italia vi sono 60,3 milioni di animali domestici (elaborazione fatta dall’ufficio studi Coop-Nomisma sulla base dei dati Istat, Enpa, Eurispes).

Meno culle

Interessante, poi, è comparare cosa sta accadendo a Ravenna sul fronte, invece, delle nuove nascite di bambini. Il tasso di natalità, guardando sempre gli ultimi tre anni, è infatti calato dal 6,9 ogni mille abitanti al 6,3. Tradotto, le nascite dal 2018 ad oggi sono crollate del nove per cento. Guardando a un orizzonte temporale ancora più lungo, tra l’altro, il calo delle nascite è ancora più drammatico e, stando ai dati diffusi lunedì scorso dal Sole 24 Ore, si attesta attorno al 25%. Secondo la sociologa e mediatrice familiare Rossana Giacomini la politica dovrebbe essere molto preoccupata, perché questi risultati «rappresentano un fallimento della società» e «un Paese che non fa figli è un Paese senza futuro».

A pesare, però, c’è un’incertezza verso il futuro che è ormai connaturata nei giovani, i quali vivono in una società che, da quindici anni, non fa altro che saltare da una crisi all’altra. È cominciato tutto nel 2008 con il tracollo finanziario, i cui strascichi sono durati un decennio. Nel frattempo, è intervenuta la crisi dell’immobiliare e, nel 2015, l’avvio della crisi migratoria. Si è arrivati così al 2020 con lo scoppio della pandemia globale e, ora, questo inizio 2022 si è aperto con una pericolosa crisi energetica e la salita in verticale dell’inflazione. Insomma, messo tutto in fila, sembra quasi comprensibile perché oggi si facciano sempre meno figli e si adottino, invece, sempre più animali.

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