Ravenna, il Comune alza la tassa di soggiorno per camping e case

RAVENNA – Gli alberghi si salvano, campeggi e appartamenti in affitto no: il Comune di Ravenna ritocca all’insù la tassa di soggiorno ma senza cambiare quella in vigore nelle strutture alberghiere, peraltro già in forte difficoltà a fronte del caro gas. I ritocchi sui camping sono di pochi centesimi ma, vista la mole di persone che riempie queste strutture in estate, potrebbe alla fine portare corposi benefici alle casse di Palazzo Merlato. Gli esercizi extra alberghieri sono valsi infatti nel 2022, tra gennaio e settembre, 1,315 milioni di pernottamenti contro i 1,118 milioni delle strutture alberghiere.

Di quanto aumenta dunque la tassa di soggiorno? Nelle piazzole dei campeggi si paga attualmente da 10 a 30 centesimi mentre nel 2023 la forbice varierà da 15 a 50 centesimi. Per quanto riguarda bungalow e similari, nell’ultima estate si pagavano dai 20 agli 80 centesimi, nella prossima la tassa di soggiorno andrà da 30 centesimi ad un euro. Nei marina resort si pagherà fino a 80 centesimi contro i 60 attuali.

Aumenta la tassa di soggiorno anche nelle case e negli appartamenti: l’aumento è più considerevole dal momento che si passa da un euro ad un euro e mezzo. Negli ostelli l’incremento è di venti centesimi (si pagherà un euro e venti). Chi gestisce appartamenti in forma di impresa pagava sinora un euro a prescindere dai servizi della struttura ma nel 2023 arriverà una tariffa differenziata che potrà essere al massimo di 1,5 euro per gli appartamenti classificati con “tre soli”.

La tassa di soggiorno vale a Ravenna circa 2,1 milioni di euro. Questo il dato messo a bilancio previsionale del 2022. In attesa di sapere se l’obiettivo è stato centrato (i conti si faranno nel consultivo di fine anno), va ricordato che nel 2021 ci si era fermata a 900mila euro per gli effetti di un turismo ancora bloccato dal Covid. Nell’anno in corso invece le previsioni sono state più ottimistiche e i dati sembrano aver dato ragione a Palazzo Merlato dal momento che i numeri del settore sono tornati ad essere simili a quelli antecedenti la crisi pandemica, con una variazione in negativo di appena il 3% (dati aggiornati a settembre) sul 2019 ma con una crescita del 24% rispetto allo scorso anno.

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