Ravenna, il branco in azione a scuola: tre bulli a processo

Bersagliati da cerbottane e lanci di merendine sbriciolate, mozziconi di sigarette, spintonati in palestra con la scusa della partita di basket, bloccati in bagno in cerca del confronto fisico; era la quotidianità di scherzi percepiti come routine persecutoria, vissuta in classe e anche fuori dall’orario di lezione. Almeno tre anni di vessazioni, tali da fare diventare la scuola un incubo quotidiano. Alla luce della denuncia sporta da due ragazzi, i bulli sono finiti a processo con l’accusa di stalking. Due hanno scelgo di patteggiare la pena di 9 e 8 mesi; il terzo, un ragazzo di origine albanese residente a Massa Lombarda e oggi 22enne (difeso dall’avvocato Francesco Papiani), ha deciso di difendersi nel merito dei fatti. Il processo nei suoi confronti è entrato nel vivo ieri, con l’audizione delle parti offese davanti al giudice monocratico Federica Lipovscek.

Insultati e vessati dai compagni

Gli episodi, così ha raccontato una delle due vittime rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Annalisa Folli, sarebbero avvenuti tra il 2016 e il 2019 in un istituto tecnico della Bassa Romagna. Fin dai primi anni di scuola si erano creati piccoli gruppi etnici. Nel mirino era finito chi andava bene a scuola. Mi chiamavano “Fishman” dicendo che avevo la faccia da pesce, un altro compagno lo avevano soprannominato “Topo”. Poi hanno iniziato a darci dei “froci”».

Erano continue provocazioni, da lanci di pallini di carta usando le penne come cerbottane, a oggetti vari. Scherzi piuttosto comuni a un primo impatto, ma protratti senza tregua, sfociando poi in insulti, offese e minacce. I due ragazzi presi di mira si sentivano ripetere, “Non sei un vero uomo, affrontami se hai le p…”, oppure si affacciavano con terrore sull’uscio dell’istituto, ricordando la promessa ricevuta durante le lezioni di ritrovarsi con «le ossa rotte». I tre bulli li pedinavano in bagno, gli impedivano di chiudere la porta del gabinetto. Fino al giorno di uno spintone contro lo spigolo di un banco, costata a uno dei due studenti sei giorni di prognosi.

La preside assolta

Le segnalazioni al dirigente scolastico non erano mancate. Eppure il caso fu sminuito. Nessuna nota disciplinare, ma solo una “relazione” alla preside, fatta da un professore. Tant’è che quando le denunce dei genitori sono finite sul tavolo della Procura sono iniziati i guai anche per l’allora dirigente, ora in pensione. Accusata di non avere segnalato all’autorità giudiziaria i responsabili della più grave fra le quotidiane aggressioni in classe lamentate dai due studenti, si è opposta a un decreto penale di condanna. Sostenendo di non essere mai stata adeguatamente informata dai docenti della gravità della situazione, è stata assolta perché «il fatto non costituisce reato».

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