Ravenna, i Navigator del reddito di cittadinanza? In provincia ne è rimasto uno

Il governo Meloni è in carica da due settimane e già si appresta a smantellare il reddito di cittadinanza: la prima spallata è arrivata nei giorni scorsi, con la decisione annunciata dal Ministero del Lavoro di non prorogare oltre la scadenza del 31 ottobre i contratti per i cosiddetti navigator, vale a dire le figure professionali incaricate di accompagnare nell’inserimento lavorativo i percettori del sussidio.

Per la categoria si aprono ora prospettive ignote, con i sindacati intenzionati a chiedere un confronto all’esecutivo. Anche il territorio ravennate naturalmente sarà coinvolto, ma i numeri, spiega Serena Savini, segretaria provinciale di Nidil Cgil, differiscono nettamente da quelli che si possono osservare ad esempio nel Mezzogiorno, dove i navigator rimasti senza contratto sono molti di più. «Nel 2019, appena istituito il reddito di cittadinanza, erano 14 in tutta la provincia – spiega Savini -. Sette a Ravenna, quattro a Faenza e tre a Lugo. Sono stati quasi tutti già assunti tramite concorsi pubblici predisposti dalla Regione, ma a Faenza è rimasta una persona giunta alla scadenza di fine ottobre». Dati in linea con le evidenze riscontrate a livello regionale, dove sono in tutto una cinquantina i navigator, per così dire, superstiti. Un altro dato per il quale Ravenna rispecchia l’andamento emiliano-romagnolo è quello della percentuale di popolazione che finora ha avuto accesso al reddito, pari al 2%: «Una cifra – sostiene Savini – che dimostra come la mancanza di forza lavoro non sia giustificabile dando la colpa al reddito di cittadinanza». D’altronde Cgil è contraria all’abolizione del sussidio, ritenuto al netto «uno strumento di sostegno importante, se non un segno di civiltà» al netto delle necessità di «revisione e potenziamento», anche perché finora il bilancio sul lavoro svolto sul territorio dai navigator è positivo: «A Ravenna – racconta Savini – hanno operato in sinergia con gli altri dipendenti del centro per l’impiego e hanno fornito un supporto prezioso. Sappiamo che la loro è stata un’attività fondamentale». Adesso, però, è il loro futuro ad essere appeso ad un filo che dipende dalle trattative che intercorreranno fra governo e sindacati: «Potrebbero essere riassunti e reimpiegati nell’ambito degli obiettivi Pnrr – commenta Savini -. Se non andasse in porto questa soluzione, il rischio è che rimangano disoccupati. Per la strada del concorso pubblico bisogna ancora capire se si deciderà di riconoscere un punteggio per coloro che hanno svolto la funzione di navigator».

Un incontro con la neoministra del lavoro Marina Elvira Calderone è già stato richiesto mercoledì dalle sigle sindacali, che vorrebbero confrontarsi anche la Regione per valutare le possibili prospettive per i navigator: «La nostra posizione – chiosa Savini – è che debba essere garantita la continuità occupazionale per lavoratori e lavoratrici che hanno sviluppato professionalità importanti. Riteniamo che queste non debbano essere disperse, soprattutto in relazione al Pnrr che dedica risorse allo sviluppo di politiche pubbliche attive per il lavoro».

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