Ravenna, i furbetti dei ristori Covid: scoperte 12 aziende

Finanziamenti agevolati e garantiti dallo Stato chiesti da imprese per far fronte alla crisi di liquidità da emergenza Covid, finiti invece per l’acquisto di polizze previdenziali personali, titoli finanziari o anche per la ristrutturazione di seconde case, o ancora per spese “voluttuarie”. L’esito dell’inchiesta della Guardia di finanza di Ravenna, che ha messo sotto la lente 46 piccole-medie attività, ha portato alla luce 12 irregolarità nell’iter che ha portato alla concessioni di finanziamenti previsti dai “Dl Liquidità” e “Dl Rilancio” del 2020. Su un ammontare complessivo di 2,3 milioni di euro erogati, circa un milione “ha preso strade diverse da quelle per cui era stato richiesto il finanziamento”. Nessun pagamento di fornitori o di dipendenti dunque, e nessun investimento nei processi produttivi o nella rete distributiva dei prodotti, ma “in molti casi- riferisce la Gdf- non appena accreditate nei conti aziendali, le somme sono state da lì subito stornate in conti riconducibili direttamente o indirettamente ai proprietari dell’azienda o a loro stretti familiari per essere poi monetizzate o utilizzate per spese personali di diverso tipo”. Le irregolarità riguardano diverse casistiche di imprese: dai panettieri e tabaccai ai ristoratori, dalle imprese di pulizie ai commercianti di auto, e ancora albergatori, imprenditori agricoli con sede in tutta la provincia di Ravenna. In tutti e 12 i casi riscontrari, è stata informata l’autorità giudiziaria per appurare l’esistenza di fatti penalmente rilevanti sotto il profilo del falso in autocertificazioni, dell’indebita percezione di erogazioni pubbliche, della malversazione a danno dello Stato o anche della vera e propria truffa aggravata. Al tempo stesso sono stati informati anche gli istituti bancari eroganti e gli enti pubblici garanti del finanziamento perché possano valutare la revoca della garanzia o chiedere l’immediato rientro delle somme illecitamente elargite.

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