Ravenna, i bonus spingono l’edilizia ma il rischio bolla è dietro l’angolo

RAVENNA – I bonus edilizi sospingono la crescita del numero di imprese in Provincia. Nel 2021 aumentano e in maniera significativa le aziende iscritte alla Camera di commercio di Ravenna. Finalmente, per la prima volta dal 2009, le imprese attive mettono il segno positivo. Il merito però è sostanzialmente di un solo settore, quello delle costruzioni. Il saldo fra imprese che hanno aperto i battenti e quelle che li hanno chiusi è di 102 (+0,3%). Nel solo settore delle costruzioni è di 151 (+2,9%). Senza l’edilizia, insomma, saremmo ancora in segno negativo, almeno per ciò che riguarda le imprese esistenti sul territorio. Ed infatti sul numero generale di imprese non siamo ancora giunti ai livelli pre-pandemia, al contrario di ciò che accade sul settore edile. Le 34.130 imprese oggi in attività non sono ancora le 34.401 esistenti nel 2019. Invece oggi le aziende nel ramo delle costruzioni sono 5.300, ben più delle 5.191 del 2019.

Una nascita di imprese del ramo edile che, a livello nazionale, sta facendo discutere. Sospinta dall’opportunità evidenziata dal bonus del 110 per cento e dagli altri incentivi fiscali legati alle ristrutturazioni, infatti, nel Ravennate la crescita percentuale fra il 2019 e il 2021 è del 2,10 per cento. Anche a Forlì-Cesena è simile, del 2,18 per cento. Molto più impetuosa è nel Riminese: nel 2019 erano 4.839 e nel 2021 balzano a 5.094, con la poderosa ascesa del 5,27 per cento. Incremento simile a quello di Cosenza (5,28) o Enna (5,21). Anche se non impressionante come Caserta (11,93) o Napoli e Trapani (8,59 ed 8,55 rispettivamente). Il sospetto è quello che alcuni si improvvisino, oppure che costituiscano società sostanzialmente improntate alla gestione burocratica, con ampio subappalto dei lavori effettivi.

Il commissario della Camera di Commercio di Ravenna, Giorgio Guberti, rileva che questo «può essere uno dei rischi, quando si rileva una crescita impetuosa. Peraltro con bonus improntati in questo modo era un rischio che avevamo evidenziato sin dall’inizio. Bisogna però rilevare – è il parere del numero uno di Viale Farini – che è la prima volta dopo lungo tempo che si verifica un segno positivo nel saldo delle aziende attive. I bonus hanno rivitalizzato, pur con contraddizioni, un settore che era in difficoltà da quindici anni. Sicuramente vedremo, fra pochi mesi, quanto di questa crescita sarà effettivamente strutturale. Bisogna aggiungere però che una parte di quelle aziende neonate sul ramo immobiliare sono agenzie, segno che anche il mercato del mattone prende abbrivio».

Secondo i dati della Camera di commercio il 2021 si è chiuso con 1.857 nuove iscrizioni (quasi il 14% in più rispetto all’anno precedente). Ben 325 sono del ramo edile, con una crescita sul 2020 del 52,6% sul 2020. Dopo la frenata del 2020, il rimbalzo della natalità non ha però coinciso con un pieno recupero del dato pre-pandemia, mantenendo un gap di circa 78 aperture in meno rispetto al 2019 (- 4%) e di 386 in meno rispetto alla media del decennio ante-Covid. Le 1.755 cessazioni volontarie di attività, rilevate tra gennaio e dicembre dello scorso anno, costituiscono il valore più basso degli ultimi dodici anni. Il saldo netto annuale è quindi positivo e pari a +102 unità. «Stiamo vivendo – conclude Guberti – una importante fase di cambiamento, dopo un lungo e sofferto periodo di crisi, con gravissimi effetti in termini di perdita di capacità produttiva e di occupazione. La scarsità delle materie prime e il rincaro dell’energia, comunque, hanno avuto e stanno avendo effetti molto pesanti sul tessuto delle nostre imprese».  

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