Ravenna, i bagnini orientati a non aprire rischiano la concessione

RAVENNA. Prendete uno stabilimento balneare e provate a togliere i servizi che normalmente si affiancano a sdraio e ombrellone: bar, ristorante, aperitivo, balli, concerti e intrattenimenti vari. Ma dire «piuttosto non apro» potrebbe non essere così semplice e, anzi, costare la concessione demaniale ai gestori che di fronte a un “via libera alla stagione” decidono di rimanere chiusi.

Addio modello Riviera

Ormai è chiaro che l’estate post-coronavirus dovrà rinunciare al “modello Riviera”. Resta “solo” la spiaggia, il fulcro di un sistema economico che per funzionare richiede ogni anno investimenti corposi e sostanziali: tassa per il demanio, servizio di salvataggio (spalmato sugli stabilimenti sotto forma di una quota stagionale uguale per tutti), costi per posizionare gli ombrelloni e quelli per tutto il personale. Spese ammortizzate e recuperate ampiamente proprio grazie a tutti quei servizi ora messi fuori gioco dalla necessità di evitare assembramenti e garantire il rispetto di più rigide disposizioni sanitarie finalizzate a ridurre al minimo il rischio contagio. Nella prospettiva di aprire per arrivare a settembre con una patta (nella più rosea delle prospettive), c’è tra i gestori chi pensa di saltare direttamente al 2021.

Tavolo tecnico

Mai prima d’ora il settore si era trovato a valutare una simile possibilità. E per esaminare la situazione emergenziale si è aperto ieri il tavolo tecnico in Regione per non trovarsi impreparati di fronte a una più che probabile apertura delle spiagge da parte del Governo. Chiave di volta dell’ordinanza in cantiere negli uffici di viale Aldo Moro saranno proprio le modalità per regolare l’afflusso dei clienti, ma anche orari, possibilità di concedere o meno aperture serali. Sulla base di questo, a sua volta la Capitaneria di Porto, detterà le disposizioni da seguire. Che nel caso del 2019, prevedevano l’obbligo per i gestori di garantire l’apertura a partire dal 15 giugno. Disattendere le disposizioni – sebbene possibile in casi di assoluta necessità, come gravi motivi di salute -, significa in astratto perdere il proprio diritto alla concessione demaniale.

Ecco perché proprio attorno a questa possibilità si stanno concentrando ultimamente le domande dei bagnini alle associazioni di categoria. «Vedo difficile la possibilità di restare chiusi di fronte a un’ordinanza che autorizza l’apertura», commenta il referente di Ascom Gabriele Comandini. Agli associati che in questi giorni cercano risposte, ha fatto appello all’importanza di garantire un «servizio sociale». Un concetto che per gli imprenditori del mare riporta indietro nel tempo: «Li chiamavano bagni termali – continua Comandini -, perché facevano bene alla salute. Proprio adesso che abbiamo bisogno più che mai di benessere, chiudere mi sembra un’antitesi. Sarà una stagione in cui è importante “fare il bagnino”, garantendo servizio spiaggia, ombrelloni e lettini. Scordiamoci il “divertimentificio”. Ma noi romagnoli siamo bravi a inventarci il mestiere». Nell’incertezza, ora si attendono i protocolli per capire quanto si potrà fare e che cosa comporterà quel «piuttosto non apro».

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