Ravenna. Fuga da Kabul: “I talebani mi cercano, temo per la mia famiglia”

Da cinque anni è in Italia e da quasi due a Ravenna, lavora a Russi ma Toyre Alaye è in ansia per l’intera sua famiglia, che vive nelle vicinanze di Kabul. Sua moglie, i suoi tre figli, il fratello, la sorella e la madre, la cui vite Toyre ritiene possano essere a repentaglio. Perché Toyre, quando viveva a Kabul, era guardia del corpo di un personaggio inviso ai talebani. Cinque anni fa quindi ha capito che la terra iniziava a scottargli sotto i piedi ed è scappato in Italia, lasciando Palosha e i primi due nati, Samiula, che ora ha otto anni, e Massiula, che ora ne ha 6. Nel corso dell’ultimo quinquennio tornava per brevi periodi in Afghanistan: «La pressione dei talebani però era molto forte, e la mia famiglia quando ero a casa aveva paura. L’ultima volta sono stato dai miei due anni e mezzo fa, quando è nato il nostro terzogenito, Mahdi – sottolinea Toyre -. Mia madre Bibicol e mia moglie Palosha mi chiesero di trattenermi poco. Periodicamente, durante la mia assenza, ricevevano infatti comunicazioni scritte da parte dei talebani, nella buchetta della posta, che chiedevano di potermi vedere. Una chiara minaccia». Toyre quindi rimane appena una ventina di giorni a casa sua, due anni e mezzo fa, e tornerà in Italia per trasferirsi di lì a breve a Ravenna. Fa un corso da magazziniere e ridisegna la sua vita certificandosi per quella professione. Affronta il periodo difficile della pandemia ma trova lavoro a Russi, in un’azienda dove costruisce pezzi per escavatori. Ora però spera di portare qui tutta la sua famiglia: «L’Afghanistan non ha pace da 60 anni, negli ultimi venti sembrava essersi stabilizzata la situazione, ma già da quasi un decennio si vive nella paura – aggiunge Toyre -. Mia madre ha 56 anni, problemi a una mano e a un piede, quasi non esce di casa da allora. Adesso però, con la ripresa del potere da parte dei talebani, tutto si è aggravato». Il trentunenne di origine afghana descrive l’ansia quotidiana della sua famiglia: «Mia sorella Marian non esce per andare in città da lunghissimo tempo, mio fratello Mukmar ha 16 anni e non può studiare. Mia moglie e i miei bimbi vivono nel terrore e conducono una vita impossibile. Ora sto raccogliendo i documenti per una richiesta di ricongiungimento familiare». Un procedimento burocratico in questo momento difficilissimo, sostanzialmente bloccato come spiegava anche il sindaco Michele De Pascale pochi giorni fa: «Io spero davvero di farcela – conclude Toyre -. Non possono davvero più andare avanti così».

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