Ravenna, finti matrimoni in Comune. In 7 a processo

Due mogli per tre matrimoni. Sembrerebbe il titolo di un film. È invece la trama dell’indagine che ha portato a processo sette persone fra mariti e testimoni di nozze, spose comprese. Di reale, infatti, c’era ben poco nelle cerimonie celebrate in Comune a Ravenna da tre diversi assessori (ignari di tutto); nascondevano invece matrimoni di comodo, venduti a cittadini extracomunitari per consentire loro di ottenere il permesso di soggiorno. Da qui le accuse di falso e di violazione del testo unico sull’immigrazione. In quattro, ieri mattina, hanno patteggiato pene comprese tra gli otto mesi e i due anni. Eccetto un caso che sarà discusso con rito abbreviato il prossimo settembre, i restanti due imputati sono stati rinviati a giudizio. Tra questi uno dei promotori del sistema per bypassare le norme sui documenti validi per vivere in Italia; era lui, secondo l’accusa, a reclutare donne compiacenti e in alcuni casi a recitare la parte del testimone. E pur di salvare i “contratti” pagati profumatamente dagli stranieri non in regola, non si sarebbe fatto scrupoli nel minacciare una delle consorti che aveva deciso di divorziare per inseguire il vero amore.

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