Ravenna festival: “Silvye e Bruno” di Fanny & Alexander

Un nuovo debutto e produzione di Ravenna festival dà spazio ai Fanny & Alexander, la bottega d’arte che Chiara Lagani e Luigi De Angelis inaugurarono nel 1992 a Ravenna. Stasera alle 21.30 alle Arteficerie Almagià debutta Sylvie e Bruno, nuovo spettacolo tratto dal romanzo di Lewis Carroll, scritto in due parti, tra il 1889 e il 1893. Libro meno fortunato dei precedenti “Alice nel paese delle meraviglie” e “Alice allo specchio”. Lo spettacolo replica fino a sabato 19 giugno; a grande richiesta è stata aggiunta una recita venerdì 18 giugno alle 18. Lo spettacolo è stato ieri anticipato dalla nuova uscita del libro Sylvie e Bruno tradotto da Chiara Lagani e edito da Einaudi (collana Letture). Volume che verrà presentato al pubblico nel cortile dell’Almagià sabato 19 alle 18.30, presenti Mauro Bersani, responsabile Einaudi, Roberto Sacchettini, gli attori Andrea Argentieri, Marco Cavalcoli, Roberto Magnani, Elisa Pol, e ovviamente l’attrice e traduttrice Chiara Lagani e il regista Luigi De Angelis.

Un romanzo sperimentale

«Il romanzo è rimasto ingiustificatamente nell’ombra, forse perché è molto sperimentale – ci dice Chiara Lagani – . Lewis Carroll (1832-1898) si propose di scrivere un libro pensato più per adulti. Commentò: “È l’opera che lascio all’umanità prima di morire”, praticamente il suo testamento spirituale».

Del resto ispirò anche Borges e il Joyce di “Finnegans wake”; così la passione per la storia dei Fanny, il lungo tempo sospeso della pandemia, hanno sviluppato il progetto editoriale e scenico. «Era un desiderio antico, Luigi e io ci innamorammo di questa opera da ragazzini, ho deciso di tradurlo sfruttando la lunga pausa e abbiamo deciso che il festival era l’occasione buona per portarlo in scena».

Il tema è il sogno, caro allo scrittore inglese; vi sono due storie che si intrecciano, l’una su di un piano reale, l’altra immaginifico, sollecitate da un anziano signore, il Narratore che, sofferente di cuore, continuamente si addormenta. Si rivelano così la storia di un triangolo amoroso fra tre giovani a cui il narratore assiste, e un racconto immaginifico, con i due bambini Sylvie e Bruno vittime di un sopruso nel loro regno delle fate. A poco a poco i due regni realtà e immaginazione, si confondono, mentrei due bambini possono fare incursioni in entrambi.

«È un tema carrolliano per eccellenza quello di realtà e immaginazione; ci sollecita a chiederci chi sono le fate, per noi oggi. Qui è interessante il metodo; Carroll ci fa sbalzare da una storia all’altra, come nelle notti in cui passiamo da un sogno a un altro. Vi è una sperimentazione linguistica che crea vertigine, disequilibrio in chi legge, ecco perché l’opera affascinò grandi scrittori».

Come la realizzate sulla scena?

«Sollecitando una dimensione evocativa; la scena è vuota, ma tutto è ricreato dai nostri gesti e da un ambiente sonoro estremamente iperrealistico. Lo spettatore è spinto a vedere quel che non c’è. Noi 5 attori attraversiamo più personaggi, più parti del testo, mutiamo di identità come nei sogni, e come in un gioco di ruolo caro a Carroll; il narratore ce lo “dividiamo” a staffetta, mentre le voci dei bambini Sylvie e Bruno sono doppiate in scena. Cerchiamo di incarnare il romanzo, dando anche un ruolo creativo al pubblico».

Info: 0544 249244

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