RAVENNA. Aleggiava un senso di emozione, quasi di incredulità e di gioia trattenuta, alla presentazione del “nuovo” cartellone di “Ravenna festival”, ieri mattina alla sala Corelli del teatro Alighieri – già il fatto di veder riaperti quegli spazi, dopo tanti mesi, dava la misura dell’evento. Perché di vero e proprio evento si tratta: “Ravenna festival c’è”, così recita lo scritto che introduce al programma, c’è, nonostante fino a poche settimane fa tutto questo sembrasse impossibile.
Antonio De Rosa
Del resto, come ha sottolineato il sovrintendente Antonio De Rosa, «non abbiamo mai pensato di rinunciare al fuoco dello spettacolo dal vivo», con una sorta di audacia testarda, aggiungiamo noi, che ha portato a superare anche quelle che potevano apparire come difficoltà insormontabili. È lungo l’elenco dei soggetti pubblici e privati che De Rosa ha voluto ricordare: «Ci sono stati vicini tutti, Comune, Regione, Ministero, poi le associazioni italiane dei teatri, dei festival, dello spettacolo, e ancora i sostenitori privati, contribuendo così alla definizione di un piano di sicurezza e di un programma di cui hanno parlato tutti i giornali del mondo, dal New York Times alle principali testate russe e giapponesi».
La musica riparte da Ravenna
Perché la musica sinfonica in Italia ripartirà proprio da Ravenna, il prossimo 21 giugno, con Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra Cherubini con il soprano Rosa Feola, alla Rocca Brancaleone, sullo stesso palcoscenico in cui, sempre Muti, esattamente trent’anni fa, nel luglio del 1990, dava il via alla prima edizione di questo stesso festival.
Ed è proprio al grande direttore che è andato il particolare ringraziamento del sindaco De Pascale, perché «è vero che come ha dimostrato l’epidemia che ci ha colpiti, insieme alla salute e al lavoro, la cultura è uno dei pilastri fondamentali delle nostre vite, ma è anche vero che la risonanza internazionale suscitata da “Ravenna festival” e che quindi investe tutta la nostra città è certamente legata alla sua presenza».
Ma Ravenna non è la sola città coinvolta, così anche nelle parole del sindaco di Lugo, Davide Ranalli, e dell’assessore di Cervia, Michele Fiumi, è emersa tutta l’emozione, ma anche la volontà e la determinazione nel riprendere in mano le sorti della cultura dopo il blocco forzato di ogni attività – se al Pavaglione di Lugo si consumeranno gli ultimi giorni di festival, nella pineta cervese si terrà il composito programma letterario-musicale dei Trebbi in musica 2.0.
Franco Masotti
Dunque, l’astinenza da spettacolo che iniziava a farsi sentire sempre più acuta tra il pubblico, troverà risposte in un programma che non può certo dirsi “di emergenza”, tanto è corposo e decisamente di qualità: dal 21 giugno al 30 luglio, oltre quaranta appuntamenti nel segno di quello che, lo ha ricordato Franco Masotti, «è da sempre il tratto distintivo del festival, l’interdisciplinarietà: teatro, danza, cinema, letteratura e musica, declinata nei più diversi generi».
Allora si andrà da Vinicio Capossela a Stefano Bollani, da Brunori Sas a Danilo Rea in un omaggio a Mina, da Neri Marcorè ai violoncelli di Giovanni Sollima e ai contrabbassi del Ludus Gravis.
Angelo Nicastro
Ma forse ciò che più colpisce è la possibilità di tornare al grande repertorio sinfonico, come ha illustrato Angelo Nicastro: dopo l’apertura nel segno di Mozart, Muti sempre con la Cherubini tornerà sia per il concerto dell’Amicizia che con il violoncellista Tamas Varga; con la stessa orchestra anche Valery Gergiev, insieme a una vera e propria star del pianoforte, Beatrice Rana; poi Ivan Fischer con la sua Budapest Festival Orchestra.
Non mancherà il repertorio barocco, con Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone nel Trionfo del tempo e del disinganno di Haendel.
Mentre le celebrazioni beethoveniane, nei 250 anni dalla nascita, saranno assicurate anche da recital di giovani pianisti: Filippo Gorini (premio Borletti-Buitoni 2020) e il russo NikolayKhozyainov; eppoi dal Quartetto Nous e dal duo formato dal violino di Francesco Manara e il pianoforte di Cesare Pezzi.
Tutto alla Rocca Brancaleone, all’aperto: una platea di 300 posti (distanziati naturalmente), ampliata però dalla più estesa fruizione in streaming. Qualcuno chiede: e se dovesse piovere? «Con le misure opportune, e confidando in un allentamento delle norme, il teatro Alighieri potrà venirci in aiuto – rassicura De Rosa – in ogni caso si farà di tutto per non deludere il pubblico».
Info: www.ravennafestival.org oppure 0544 249244

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