Ravenna festival, gran finale con Muti e la Cherubini

Dopo quasi due mesi di concerti, spettacoli, cinema e danza, dopo quasi due mesi di eventi e riflessioni e incontri, ecco che la 33ª edizione del Ravenna festival si appresta alla conclusione, temporanea giacché in autunno c’è ancora la trilogia operistica, Mozart e Da Ponte, niente meno. Una chiusura che viene a ristabilire il rituale incontro tra la città e il “suo” maestro, quell’incontro che quest’anno non si è consumato lungo le Vie dell’amicizia, proiettate tra Lourdes e Loreto (nel centro marchigiano, comunque un manipolo di ravennati lo ha raggiunto), ma che, appunto, avrà luogo questa sera, quando Riccardo Muti, al Pala De André, salirà sul podio dell’Orchestra Cherubini per dirigere i suoi giovani musicisti in un programma dai contorni inconsueti quanto accattivanti.

Se l’apertura della serata è affidata a una pagina di rara esecuzione di Georges Bizet, la Sinfonia in do maggiore “Roma”, il concerto prosegue poi con un brano e un autore pressoché sconosciuti al grande pubblico, il Poema sinfonico op. 62 “Il lago incantato” del russo Anatolij Konstantinovič Ljadov, per concludersi poi con un’opera particolarmente amata da Muti, come dal pubblico, ovvero quel monumento alle possibilità espressive e timbriche dell’orchestra che sono “Les préludes”, il poema sinfonico di Franz Liszt ispirato all’opera di Alphonse de Lamartine.

Del resto, Muti ha abituato il pubblico a programmi non prevedibili. In questo caso ha scelto un percorso attraverso musiche accomunate dall’intento descrittivo o, almeno, da titoli che rimandano a qualcosa di extra musicale: una ben specifica città, Roma, oppure un luogo indefinito come un lago incantato che però Ljadov associa all’omonimo quadro dipinto da Arseny Meshchersky che lo avrebbe ispirato; eppoi i versi poetici di Lamartine per Liszt.

Ma accomunate anche dal fatto che, nonostante i riferimenti letterari o pittorici, si tratta di opere che superano le suggestioni originarie per articolarsi secondo logiche e architetture squisitamente musicali e parlare appunto il linguaggio assoluto e universale della musica. Soffermandosi sulle pagine meno note, di Ljadov, può essere interessante scoprire che a fronte di una pigrizia quasi leggendaria, che ne limitò il catalogo soprattutto a pezzi brevi e ad appena tre poemi sinfonici, era particolarmente apprezzato dai musicisti suoi contemporanei, dal suo maestro Rimskij-Korsakov, con il quale sembra si dilettasse gareggiando nello scrivere fughe, e tra gli altri anche dal suo allievo, Prokof’ev.

E certo nel “Lago incantato”, del 1909, dà prova di straordinaria perizia coloristica in un impressionistico fluttuare di suoni onirici, impalpabili, esaltati dai pizzichi argentei di arpa e celesta e dalle luminescenze dei flauti come degli archi.

Improntata a ricchezza timbrica è anche la Sinfonia di Bizet, che deve la sua intitolazione al fatto che l’autore ne intraprende la composizione nel 1861 mentre si trova proprio nella capitale italiana, grazie all’assegnazione del prestigioso Prix de Rome che gli assicura un lungo soggiorno a Villa Medici.

Nel corso della serata si svela però ancora un tassello di questo festival: l’assegnazione del Premio Ravenna festival 2022 a Silvia Lelli. Si tratta di un riconoscimento alla fotografa ravennate che negli ultimi 40 anni, insieme al marito Roberto Masotti, recentemente scomparso, ha dato vita a un modo nuovo e unico di interpretare e documentare le arti performative, danza, teatro, musica, con uno stile sobrio e antiretorico capace di restituire la vibrazione della scena. A consegnare il premio sarà lo stesso Riccardo Muti, che Lelli ritrae fin dal lontano 1978.

Il concerto inizia alle 21.

Info: 0544 49244
oppure ravennafestival.org

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