Ravenna festival, “Faust” di Micheletti per la Trilogia d’autunno

Il filo della “Trilogia d’autunno” si riannoda là dove proprio un anno fa si era interrotto: nella sgombra platea/laboratorio del teatro Alighieri, in quello spazio rimodulato dall’emergenza pandemica, in questi giorni sono riprese le prove della “Faust rapsodia”, che debutterà il primo ottobre, secondo tassello della rassegna autunnale di Ravenna festival inaugurata qualche settimana fa dalla danza di Sergej Polunin.

«Un anno passato in fretta eppure carico di eventi e di significati», sottolinea il direttore artistico Angelo Nicastro presentando alla stampa lo spettacolo, insieme ai protagonisti – tra tutti il regista Luca Micheletti – e all’assessore alla cultura Elsa Signorino. «Ma anche un anno che ci ha cambiati e che certo ha reso più urgenti i temi che qui ritroviamo: il senso del vivere, il senso del morire, la risalita o la caduta agli inferi. Temi che attraverso il Faust goethiano ci riportano a Dante».

Si, perché anche questa rapsodia celebra il genio dantesco. Lo spiega Micheletti, cui oltre alla regia si deve anche l’elaborazione drammaturgica: «Il viaggio di Faust si rispecchia in quello di Dante, entrambi sono viaggiatori, nel tempo e nello spazio. E a guidare entrambi e a salvarli è una figura femminile. Insomma il mito di Faust può dirsi una proiezione moderna del mito di Dante». Certo è che, a giustificare quel “rapsodia” che completa il titolo, nello spettacolo si intrecciano parola e canto, musica e danza, e il mondo dell’opera incontra quello della prosa – «un po’ come nella mia biografia artistica», ricorda sempre Micheletti che nasce attore ed è salito per la prima volta sulle scene operistiche qui a Ravenna, fino a vestire i panni, appunto, del regista. Un intreccio, quello del Faust, che riflette la frammentarietà delle opere cui attinge: il complesso e ambiguo poema di Goethe, e le incomplete Scene dal Faust di Robert Schumann, entrambi in traduzioni ottocentesche, l’uno di Andrea Maffei, le altre di Vittorio Radicati. Secondo una drammaturgia, imbastita insieme al direttore di orchestra e coro Antonio Greco, che seguendo i dettami dello stesso Goethe scompone e ricompone le fonti in una trama inedita: così, a interpretare la vicenda del tormentato filosofo che per placare la sete di conoscenza e giovinezza vende l’anima al diavolo i personaggi principali si sdoppiano tra attori e cantanti, per Faust Edoardo Siravo e il baritono Vito Priante, per Mefistofele Roberto Latini e il basso Riccardo Zanellato, eccetto Margherita lasciata alla sola voce di soprano, Elisa Balbo. Mentre il teatro, nella sua nudità di quinte scoperte, macchinari e ingranaggi a vista, e platea invasa dall’orchestra si fa metafora di un mondo tutto da esplorare. In una straordinaria ridda di “forze artistiche – più di 20 tra attori e cantanti, 50 musicisti dell’Orchestra Cherubini, 40 del Coro Cherubini – che è essa stessa una sfida alle restrizioni dei nostri giorni».

Ma, tornando a Dante. Se sottotraccia segna questo Faust, la sua opera è invece in primo piano in quello che sarà un vero e proprio “prologo”, ovvero Quanto in femmina foco d’amor: un testo di Francesca Masi che approfondisce alcune delle figure femminili che il Poeta incontra nel proprio viaggio oltremondano e di cui lo stesso Micheletti cura la “mise en espace” alla Basilica di San Francesco. Sempre seguendo l’ispirazione e le idee di Cristina Muti, che pur avendo consegnato il testimone ed essendo «passata dalla parte del pubblico», continua a illuminare il viaggio del festival e della trilogia, convinta che «quel che si è seminato in oltre trent’anni di lavoro sta dando i suoi frutti, e che la strada scelta è quella giusta».

Lo spettacolo, che andrà in scena l’1, 2 e 3 ottobre alla Basilica di San Francesco alle 19.30 e al teatro Alighieri alle 21, sarà fruibile anche in streaming.

Info: 0544 249244

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