Chi non ha prenotato si scordi la spiaggia per oggi e domani. O meglio, dovrà rinunciare a ombrelloni, lettini e alle classiche comodità che hanno fatto dell’ospitalità romagnola un modello nel settore balneare. Toccherà ripiegare – per chi non ammette alternative al mare – sulla spiaggia libera, o su quei pochi stabilimenti che ancora hanno posti liberi e sangue freddo per accogliere altri clienti senza incappare nel “rischio assembramenti”. È un Ferragosto sold out già annunciato, quello che i lidi ravennati affronteranno già da oggi. Niente stranieri. Tutti, o quasi, italiani. Un tutto esaurito che ricorda un’estate come tante, non fosse che nelle passate stagioni si arrivava al 14 con posti a sufficienza per accogliere anche chi si avventurava negli stabilimenti senza prenotazione. Invece la corsa all’ombrellone e al lettino, quest’anno, è iniziata all’indomani della fine del lockdown.

Benedizione con tante ombre

Vede il bicchiere mezzo pieno Gabriele Comandini, segretario di Ascom per la Cooperativa Bagnini: «Il tutto esaurito è un buon segno. Vuol dire che nonostante l’emergenza sanitaria il mare ha mantenuto un suo fascino e la consapevolezza che mare e sole facciano bene alla salute ha attirato diversi turisti, seppure solo italiani». I lidi ravennati d’altronde – Marina di Ravenna e Punta Marina in particolare -, «vivono ormai da anni con un turismo di passaggio, soprattutto emiliano romagnolo». A questa affluenza si è sommata quella prettamente italiana che in un momento di incertezza ha deciso di prenotare in Romagna. «C’è stato un exploit – analizza Comandini -. Alla fine del lockdown le prime voci di giugno sulle modalità di riapertura degli stabilimenti riferivano che si sarebbe potuti entrare entrare solo con l’ombrellone prenotato. Ecco spiegato come mai ci sono state tante prenotazioni in anticipo, per la settimana di Ferragosto o per tutto il mese».

Stagione in bilico

Comandini frena però l’ottimismo: «Non trovare posto e ombrelloni liberi a Ferragosto non vuol dire avere salvato la stagione». I conti si potranno fare a fine estate, quando si potrà avere un chiaro bilancio del peso che il distanziamento ha avuto sul fatturato. «Gli stabilimenti stanno lavorando con il 30/40 per cento in meno dei clienti per uniformarsi alle norme anti-contagio – continua il responsabile -. E se nel fine settimana le presenze risalgono a livelli pre-covid, gli altri giorni c’è un calo del 20/30 per cento sugli stanziali».

Ansia per gli assembramenti

In questo contesto una ritorno al lockdown sarebbe drammatico per gli imprenditori, prosegue il rappresentante di Ascom, che quindi invita ad adattarsi alla «tegola» delle norme per fronteggiare la pandemia. «Bisogna salvaguardare la situazione dal rischio chiusura – commenta riferendosi all’ordinanza sulle discoteche (l’approfondimento nel pezzo a pagina 2) – anche se riconosco che i locali non possono ridurre le spese a fronte di una limitazione delle capienze al 50 per cento. Ma a rischiare sono anche gli stabilimenti balneari – conclude -. Quel termine, “assembramenti”, è una scure su tutti». Ecco perché, conclude, «nonostante il pienone, questo weekend è vissuto con un po’ di patema».

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