Ravenna. «Farò vedere ai tuoi figli che sei una p…»

RAVENNA. Geloso, possessivo e ossessionato dall’idea di essere lasciato. Al punto da minacciare la compagna di mostrare ai figli di lei i video intimi che i due avevano realizzato consensualmente, quando ancora la relazione non mostrava crepe. Il caso ha voluto che proprio quella presunta intimidazione subita in un comune della Bassa Romagna una sera di giugno del 2018 abbia fatto scattare nella donna un coraggio fino ad allora tenuto a bada a furia di schiaffi e altre violenze fisiche e verbali. La parte offesa del processo che vede accusato di violenza privata l’ormai ex fidanzato, ha trovato la forza per raccontarlo ancora una volta ieri in tribunale, sentita davanti al vice procuratore onorario Adolfo Fabiani e al giudice Sabrina Di Giampietro.

La minaccia in auto

Non sono finiti nell’elenco delle accuse gli «sberloni» subiti in più occasioni, nel corso delle svariate scenate di gelosia raccontate in aula dalla vittima. «Ci vedevamo tutti i week end – ha riferito la donna descrivendo il rapporto con il compagno – e per avere pace gli altri giorni, dovevo comunicare tutti i miei spostamenti». Proprio durante una di quelle uscite non in compagnia dell’uomo – un 45enne difeso dall’avvocato Andrea Valentinotti – era avvenuto il fatto più grave sul quale è focalizzato il capo d’imputazione. La donna era dalla sua ex suocera, ma l’amante non l’aveva creduta: «Gli avevo pure mandato una foto per dimostrargli che ero lì, ma lui continuava a tempestarmi di messaggi e telefonate. Mi ha detto che mi avrebbe aspettato a casa, ma io non volevo che venisse perché temevo che i miei figli assistessero a una delle sue scenate».

I due si erano quindi incontrati la sera nel parcheggio di un cimitero. Rimasti soli, nella stessa auto, erano ricominciate le accuse di tradimento. A quel punto l’uomo aveva giocato la carta dei filmati osé: «Farò vedere ai tuoi figli che sei una p…». Queste le parole riferite in aula dalla vittima, spiegando come mai solo allora aveva deciso di chiamare i carabinieri: «Una donna può sopportare uno schiaffo, ma non una cosa del genere».

Il telefono strappato di mano

Proprio durante la telefonata al 112, effettuata di nascosto sempre in auto, si sarebbe verificato il secondo tentativo di violenza privata contestato all’imputato. L’uomo avrebbe cercato di stapparle di mano il telefono, per poi uscire dall’auto e scagliarle la borsa in faccia. E ancora, dopo essersene apparentemente andato, sarebbe tornato indietro tentando di aprire l’auto ormai chiusa dall’interno e intromettersi nella chiamata alle forze dell’ordine. Le successive indagini dei carabinieri hanno portato al sequestro dello smartphone dell’ormai ex compagno, arrivando così a fornire le basi per il processo entrato ieri nel vivo del dibattimento. FED.S.

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