Ravenna, falsi green pass: ecco cosa ha confessato il medico arrestato

Ha parlato per un paio d’ore il dottor Mauro Passarini, decidendo di rispondere al giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti in un lungo interrogatorio di garanzia dopo essere stato scortato in tribunale dal carcere di Ravenna. Difeso dall’avvocato Carlo Benini, il 64enne ha consultato la lista dei 79 green pass sequestrati alle persone che si sono recate da lui per sottoporsi al vaccino contro il Covid, e ha elencato i nomi di coloro ai quali avrebbe realmente inoculato la dose di Pfizer: poco più di un terzo dei presenti dell’elenco. Tra questi, tuttavia, avrebbe menzionato anche persone che, sottoposte al test anticorpale, sarebbero risultate invece negative. A chi ne faceva esplicita richiesta, ha aggiunto, non avrebbe somministrato nulla, inserendo comunque l’avvenuta vaccinazione associata al codice di lotto dei flaconi ritirati dall’Ausl. Lo avrebbe fatto tuttavia senza farsi pagare.


10 pazienti da Belluno

Quanto ai 1.555 euro che aveva in tasca al momento del blitz della squadra Mobile, ha detto di averli prelevati in occasione di un viaggio a Padova, per frequentare un corso di meditazione tenuto dallo stesso “guaritore” che gli avrebbe poi indirizzato i pazienti no vax dal nord Italia. Almeno 68, secondo la procura, quelli provenienti da fuori provincia. Una decina sarebbero arrivati da Belluno, tra i quali anche l’uomo che con la compagna avrebbe fatto vaccinare per finta la figlia minorenne a sua insaputa, e che ora risulta a sua volta indagato per corruzione. Ma quei contanti – avrebbe giurato il medico – non sarebbero il pagamento dei tre vaccini fittizi fatti a Marina di Ravenna il 17 ottobre in appena 13 minuti, poco prima della perquisizione.


«Non sono no vax»

Passarini non si è dichiarato contrario al vaccino. Ha sostenuto di essersi sottoposto alla copertura anti coronavirus, facendosi in autonomia l’iniezione. Eppure si sarebbe prestato alle richieste dei pazienti critici sul siero, perché a sua volta convinto della nocività della copertura.
Ha inoltre spiegato che le 13 fiale trovate dalla polizia sul lettino dell’ambulatorio, inutilizzate e ormai da buttare, se le sarebbe dimenticate fuori frigo perché sorpreso da un improvviso malessere.


Chiesti i domiciliari

L’indagato ora è stato sospeso dall’Ausl. Alla luce della sua confessione, venendo a mancare il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, anche il sostituto procuratore Angela Scorza ha dato parere favorevole alla richiesta della difesa di una misura cautelare alternativa al carcere. Il giudice si è riservato.
«Siamo convinti che la situazione cautelare possa essere modificata – ha dichiarato al termine dell’interrogatorio l’avvocato Benini -. Il mio assistito ha chiarito varie situazioni ed è stato categorico, sostenendo di non aver mai preso un centesimo da nessuno».

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