Truffa ai danni dello Stato, 13 milioni di imponibile contributivo evaso, 9 milioni di contributi omessi, sono gli esiti degli accertamenti dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ravenna che hanno interessato alcune imprese metalmeccaniche operanti nel porto di Ravenna e in altre aziende della provincia.

Nel corso delle verifiche – che hanno riguardato il periodo dal 2013 al 2019 – gli ispettori, hanno rilevato un eccesso di rimborsi economici riconosciuti ai dipendenti (sono state verificate 300 posizioni lavorative) per trasferte e indennità chilometriche, nonché di assenze per permessi non retribuiti indicati in busta paga, per i quali non veniva prevista alcuna forma di prelievo contributivo e fiscale.

Dalle indagini sono emerse incongruenze nell’applicazione delle trasferte, dei rimborsi chilometrici, dei permessi ed assenze non retribuiti per come venivano registrati nelle buste paghe e nella documentazione relativa alle trasferte e alle indennità chilometriche, in quanto dall’esame dell’anzidetta documentazione è emerso che i lavoratori, talvolta, nella medesima giornata, figuravano contemporaneamente in trasferta in Italia o all’estero e in assenza non retribuita.

Dai rilievi effettuati, anche attraverso il monitoraggio degli spostamenti sul territorio dei lavoratori e il riscontro con la documentazione aziendale (biglietti di viaggio, scontrini e ricevute di pasti, di pernottamenti in hotel, contratti di affitto di appartamenti, documenti relativi ai cantieri di lavoro, rilevazione presenze dei dipendenti), è stato possibile constatare che in moltissimi casi, venivano annotate nelle buste paghe, rimborsi manipolati, viaggi di lavoro mai effettuati e trasferte simulate.

Secondo l’Ispettorato le indennità di trasferta e indennità chilometriche non erano altro che retribuzione di ore di lavoro ordinario e straordinario o maggior retribuzione per accordi individuali tra l’azienda e il lavoratore. Gli ispettori hanno verificato che il calcolo degli stipendi mensili non veniva correttamente riportato sulla busta paga, in quanto quest’ultime venivano compilate artificiosamente (proprio per evadere la contribuzione INPS); il meccanismo fraudolento intercettato dagli ispettori, consisteva nell’indicare non le ore di lavoro nel concreto fatte (ed assoggettabili a contribuzione INPS), bensì un numero minore di ore, indicando altresì indennità di trasferta e indennità chilometriche fittizie(non assoggettate a contribuzione) fino a raggiungere la paga oraria concordata tra lavoratore ed azienda.

In qusto modo, una parte considerevole degli stipendi realmente corrisposti ai dipendenti, da assoggettare a tassazione ed ai prelievi previdenziali ed assistenziali, venivano camuffati da indennità di trasferta rimborsi chilometrici, per le quali non è invece prevista alcuna forma di ritenuta fiscale e previdenziale. Gli ispettori hanno scoperto che, per non versare i contributi previdenziali, le aziende alteravano le buste paga, la documentazione giustificativa delle trasferte, i rimborsi chilometrici e i permessi non retribuiti.

Nelle fasi delle indagini sono state acquisite richieste formali di permessi non retribuiti, fogli trasferte e indennità chilometriche, compilati all’insaputa dei lavoratori e generalmente non firmate dai dipendenti o firmati senza conoscerne il contenuto. In alcuni casi i lavoratori non hanno riconosciuto la propria firma sui suddetti documenti, alcuni dipendenti non avevano l’auto né altro mezzo, mentre in busta paga gli veniva corrisposta l’indennità chilometrica per viaggi con la propria auto, in realtà mai effettuati. Sono state elevate sanzioni per oltre 600 mila euro e i trasgressori sono stati deferiti alla Procura della
repubblica per Truffa ai danni dello Stato.

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