Questa mattina militari del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Ravenna hanno eseguito, su delega del Tribunale di Bologna (sezione Misure preventive), una misura di prevenzione patrimoniale disposta su proposta della Procura della Repubblica, avente ad oggetto il sequestro di immobili e strutture ricettive nei confronti di due
imprenditori già accusati di plurime condotte di bancarotta fraudolenta per essersi appropriati, nel tempo, di ingenti risorse finanziarie portando dolosamente al fallimento diverse imprese del settore operanti nella riviera romagnola. I sigilli sono stati apposti su due hotel a Cesenatico e su 26 appartamenti a uso residenziale in una struttura a Lido di Savio, acquisiti dagli indagati utilizzando i proventi illeciti, ottenuti svuotando nell’arco di 10 anni i beni di sette società del Ravennate inserite nel settore ricettivo. Supera infatti i 5 milioni di euro il totale dei fondi che secondo gli investigatori del Nucleo diretto dal tenente colonnello Pasquale Arena sarebbero stati distratti dalle società portate al fallimento. Il valore del sequestro si aggira intorno ai 7 milioni di euro, equivalente secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, alla “sproporzione” tra redditi dichiarati e disponibilità economiche.

Nei confronti dei due indagati è attualmente in corso un procedimento penale davanti al collegio, nel quale sono accusati assieme ad altre persone di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta. Il sequestro di oggi, tuttavia, procede in parallelo, trattandosi di una misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca. Le società che gestivano le strutture nelle quali erano stati convogliati i fondi sottratti alle strutture fallite, erano state affidate a otto prestanome riconducibili ai due indagati (tra loro anche un lontano cugino). Ora, le parti soggette al provvedimento avranno tempo fino a dicembre per preparare la difesa davanti al tribunale di Bologna, e chiedere eventualmente la revoca della misura. Tribunale, ha puntualizzato il sostituto procuratore Lucrezia Ciriello, titolare delle indagini, che “ha già rilevato come gli indagati, pur incensurati, si siano dimostrati pericolosi socialmente”.

“Il valore complessivo del sequestro rappresenta un ulteriore tassello dell’attività di contrasto delle attività illecite in materia patrimoniale – sottolinea il procuratore capo Alessandro Mancini -, che rappresenta, con la lotta ai crimini contro le fasce deboli, uno dei due principali rami sui quali questo ufficio si è concentrato in questi anni”.

Per il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il colonnello Andrea Mercatili, “Ravenna pur avendo un tessuto economico molto sano, in momenti di crisi può essere colpita da infiltrazioni per convogliare risorse di provenienza illecita”, in una serie di condotte che “depauperano le imprese e inquinano i mercati”.

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