Ravenna, estorsione a luci rosse a parroco. Muratore a processo

La vicenda che si va a raccontare ruota attorno a un video dal contenuto compromettente, realizzato di nascosto in una canonica ravennate: protagonista un parroco all’epoca provato dagli acciacchi dell’età, il quale si sarebbe fidato dell’apparente gentilezza di un muratore originario del Sud ma conosciuto in parrocchia, approfittando della sua disponibilità a offrirsi come massaggiatore. Prestazioni che avrebbero offerto all’artigiano materiale per un’estorsione a luci rosse. Perché nel corso di quelle sedute, telefonino alla mano, l’artigiano avrebbe filmato clandestinamente i massaggi praticati al sacerdote, sdraiato seminudo nel lettino, spingendosi pare a contatti non proprio canonici, salvo poi ricattarlo. Per quegli episodi, avvenuti tra maggio e novembre del 2018, si è aperto ieri nei confronti del muratore – un 55enne originario di Foggia – il processo che vede come parte offesa il religioso.

La denuncia per violenza sessuale

Eppure la genesi della vicenda riserva un colpo di scena. Perché il don non ha mai sporto querela nei confronti del parrocchiano. Ma ha deciso di descrivere bene le circostanze del trattamento ricevuto in canonica quando ha appreso che il “massaggiatore” lo aveva denunciato per violenza sessuale. Era stato proprio il muratore a fornire agli inquirenti il video e una serie di messaggi scambiati con il parroco, affermando di essere stato circuito dopo avere assunto non meglio specificate caramelle narcotizzanti. Proprio così, dolcetti farciti di droga offerti dall’uomo di chiesa. Una segnalazione all’epoca presa sul serio, tanto da far scattare le indagini da parte della Squadra Mobile, approdate a suo tempo con l’archiviazione. Chiamato per essere sentito proprio in merito a quella calunnia, il don ha riferito del ricatto in corso.

Olio e chiavette usb

Nessuna prestazione sessuale. Il parroco le ha sempre negate. Non ve n’è traccia nel breve filmato acquisito dagli inquirenti e ieri mattina messo agli atti dal sostituto procuratore Silvia Ziniti durante il processo davanti al giudice Federica Lipovscek. La registrazione d’altra parte consegna uno stringato frangente del massaggio, terminando non appena il sacerdote – prono sul lettino con indosso solo una maglietta – accenna a girarsi. La difesa del religioso, a suo tempo, ha fornito agli investigatori la prescrizione ortopedica, che consigliava un trattamento fisioterapico alle gambe. Ha poi consegnato anche l’olio per massaggi utilizzato, ma anche schede sim e una chiavetta usb (in realtà un semplice adattatore vuoto) forniti dal muratore durante il presunto tentativo estorsivo. Così come una ricevuta da oltre 2mila euro, per un non meglio specificato prestito di denaro offerto dal don. Circostanze di cui potrebbe parlare ampiamente lo stesso imputato, assistito dall’avvocato Enrico Ferri. Di lui si sono perse le tracce, tanto che il processo rinviato a ottobre potrebbe chiudersi in sua assenza.

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