Ravenna, eredità a badante e compagno: a giudizio anche il notaio

Nel testamento fatto a 90 anni, dieci mesi prima di morire, aveva disposto che una volta passato a miglior vita tutti i suoi averi, per la bellezza di oltre 168mila euro, sarebbero dovuti andare alla badante e al compagno della donna. Nulla invece alle due nipoti, uniche parenti rimaste all’anziano; solo una volta scomparso lo zio, hanno scoperto che ad accompagnarlo dal notaio era stata proprio la colf che lo assisteva da anni, insieme al convivente. Ad aggiungere l’ultimo tassello al quadro manca un dettaglio: e cioè che quell’atto sia stato validato nonostante il vecchietto non lo avesse firmato. Su queste premesse, dopo la denuncia sporta da una delle due nipoti, sono stati indagati per circonvenzione d’incapace sia l’assistente domestica, una 57enne di origina slovacca, che il compagno, un 52enne italiano, entrambi residenti in una frazione del Lughese; e con loro è finito nei guai anche il notaio, una professionista 47enne ravennate, alla quale viene contestato il falso ideologico e materiale per avere redatto il documento in qualità di pubblico ufficiale, nonostante – secondo l’accusa – fosse evidente che il 90enne non era più in grado di prendere decisioni di quel tipo. Ieri tutti gli indagati sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti.

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