Ravenna, Elena Bucci al teatro Rasi presenta “Bimba ’22”

È una presenza amata e costante, Elena Bucci al festival ravennate; stasera alle 21, teatro Rasi, presenta Bimba ’22. Inseguendo Laura Betti e Pier Paolo Pasolini, da lei elaborato nella drammaturgia, regia, interpretazione. Lo spettacolo, nato in forma di studio nel 2015 per l’intitolazione del teatro di Casalecchio di Reno a Laura Betti (nata Laura Trombetti), città dove nacque nel 1927 o 1934 (a seconda delle fonti), è stato rimesso in produzione da Ert e dalle Belle Bandiere. Bucci è stata sollecitata ad approfondire la vicenda dell’attrice, mente acuta, dotata intellettivamente, anche folle, ribelle, anticonformista, cara amica di Pasolini con cui intrecciò la vicenda artistica. Il risultato è un monologo di presa e fascino dove, ci dice l’artista, «si mette in luce un Pasolini tenero, amato e amabile, una intimità tra i due affettuosa, poetica, artistica. Ribelli l’una all’altro, perché a lei non interessava avere un pigmalione; la loro era una sorta di dipendenza reciproca bella e libera. Lui la voleva nei suoi film, lei alla fine cedeva, nonostante sé stessa. È stata protagonista ne La ricotta, La terra vista dalla luna, Che cosa sono le nuvole?, Teorema… Pasolini amava lavorare con le persone che amava. Lei gli ha scritto bellissime lettere che io utilizzo nello spettacolo. In questo mio lavoro tutto diventa magmatico, perché questi grandi personaggi sfuggono alle definizioni, non sono mai schematici».
Più che per il talento, Laura Betti è passata alla storia popolare per appellativi come «la pazza», «la giaguara», «la catastrofe» e poi dimenticata: «Era leggendario il suo carattere focoso – dice ancora Bucci –; le sue sfuriate andavano contro la retorica, le ipocrisie, le falsità, le manipolazioni, allora esplodeva con ribellione. Il personaggio alle volte diventava la vita stessa della persona, una maschera più reale di quanto appariva. Un aspetto quest’ultimo che è prevalso nei ricordi, di più rispetto al suo grande talento».
Le virtù erano state ereditate da una famiglia singolare; il nonno ad esempio, Alfredo Trombetti, nato garzone, dopo essersi imbattuto in un libro di sanscrito cominciò a studiare, imparò più lingue e diventò il padre della glottologia e accademico; la prima cattedra di questa materia all’Università di Bologna si deve a lui.
«Pasolini la chiamava “bimba” perché così la vedeva. Per la ribellione da un lato, ma ancora di più per lo spirito dell’infanzia che portava dentro di sé, la freschezza, lo stupore, il non stare dentro alle regole, il domandarsi il perché delle cose, cambiare repentinamente stato d’animo, a seconda delle proprie emozioni e libertà. Tutto ciò è tipico dell’infanzia che ci incanta, così come incanta quando si esprime in certi artisti; inoltre Laura Betti sapeva fare ridere e divertire Pasolini come nessun altro».
Euro 15-12-5. Info: 0544 249244

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