Ravenna, effetto Covid sull’educazione: crescono gli abbandoni scolastici

RAVENNA La pandemia presenta il conto al mondo dell’istruzione. Le scuole registrano sempre più abbandoni da parte degli studenti che non riescono a portare a termine il ciclo di studi. Al lockdown del marzo 2020 si è aggiunto un altro periodo drammatico, in cui le lezioni in presenza hanno funzionato a singhiozzo: «Il bilancio di questa situazione è pesantissimo – conferma Fabio Gramellini, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Oriani di Faenza -; nell’ultimo anno ho assistito a un numero di abbandoni che in un contesto normale avrei visto nell’arco di cinque anni. L’allarme lanciato dall’Onu, che ha parlato di rischio di “catastrofe educativa”, è assolutamente fondato. L’abbandono è l’effetto più evidente, ma registriamo anche un alto numero di accessi allo sportello psicologico che intendiamo rafforzare nel più breve tempo possibile. Le giovani generazioni sono state colpite dalla pandemia sotto molteplici aspetti. Lo sportello di aiuto è attivo da anni e ha sempre risposto a problematiche legate all’adolescenza, a eventuali casi di bullismo e problemi familiari. Oggi si presentano problematiche nuove, spesso legate a disturbi del comportamento e alimentari e a situazione di depressione».

Gramellini parla di un disagio trasversale tra i ragazzi: «Tutti hanno sofferto e soffrono per questa situazione, ma chi già aveva delle fragilità sta pagando il prezzo più pesante. Abbiamo avuto studenti che all’improvviso non si sono più presentati oppure che, seguendo le loro famiglie, sono andati a vivere all’estero. Altri che non hanno totalizzato il numero di presenze necessarie per il riconoscimento della validità dell’anno». Chiediamo a Gramellini cosa prova un dirigente di fronte a un abbandono scolastico: «Si prova un senso di fallimento, dettato dal fatto che non si è riusciti a portare a compimento un percorso molto importante. Un giovane aveva investito speranze in un progetto che poi è fallito. La pandemia sta vanificando un lavoro lungo e impegnativo attraverso il quale molto ragazzi stavano costruendo un loro futuro. Temo che serviranno anni per recuperare il terreno che abbiamo perso a partire da marzo 2020».

Gramellini lancia anche una proposta per rilanciare il ruolo della scuola: «Visto che i numeri dei contagi sono in continuo calo e si va verso una riapertura di quasi tutte le attività, comprese le palestre e gli stadi, perché non decidiamo di permettere anche alle scuole superiori di lavorare al 100% in presenza. Mancano solo due settimane all’ultima campanella, ma sarebbe un messaggio di grande fiducia verso il mondo dell’istruzione, che deve riprendere la centralità che merita. La politica deve dare un segnale forte. Mi auguro che non ci dicano più che si deve ricorrere alla didattica a distanza perché i trasporti non sono sicuri. Rendiamo sicuri i trasporti e teniamo aperte le scuole

«Quest’anno purtroppo diversi ragazzi si sono portati dietro le lacune accumulate nei mesi di lockdown totale dell’anno scorso e chi già era in situazione di fragilità ne ha risentito» commenta un insegnante dell’Itis di Ravenna. Gli studenti di quinta superiore a breve saranno chiamati a sostenere la maturità: «Nelle classi quinte il fenomeno dell’abbandono scolastico è meno frequente – dice il professore -, ma non mancano i problemi. I maturandi scontano due anni davvero difficili. Quest’anno la nostra scuola ha fatto in modo che fossero in presenza il più possibile, ma siamo reduci da mesi complicati. L’interruzione a inizio 2021 ha avuto effetti molto deleteri e non è un caso che anche in quinta siano aumentate le richieste di aiuto psicologico. Negli ultimi mesi il disagio è stato più evidente. I ragazzi soffrono per le limitazioni e per i vari freni ai momenti di socializzazione».

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