Ravenna, dimezzate le parrocchie. Cambia la “geografia” della fede

Cambia la geografia delle parrocchie della Diocesi che vengono dimezzate, passando da 89 a 51, gestite da 40 sacerdoti. È stata infatti completata nelle scorse settimane, con la pubblicazione dei decreti di unificazione da parte dell’arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni, la riforma, progetto al quale la Curia lavorava da alcuni anni, condiviso con il consiglio presbiterale e i parroci e discusso nelle comunità raggiunte dalla visita pastorale dell’arcivescovo (interrotta dal Covid 19) con l’obiettivo di offrire ai fedeli un’esperienza di comunità più significativa e adeguata ai tempi.

I numeri

Cambiano quindi i numeri, ma soprattutto a cambiare è la consistenza. «Se finora erano 29 le parrocchie che contavano meno di mille abitanti e 15 quelle sotto i 2mila – spiega una nota –, oggi al di sotto dei mille abitanti resta una parrocchia, sei tra i mille e i 2mila abitanti (4 con prospettive di accorpamenti), 12 tra i 4mila e i 6mila abitanti, 7 tra i 6mila e gli 8mila abitanti e 5 oltre gli 8mila (Cervia, Argenta, San Biagio, San Rocco, Torrione)».

Le motivazioni

Numeri che fanno i conti con i mutamenti della società che puntano a favorire una vita di comunità molto più significativa a fronte del calo delle nascite e, di conseguenza, della partecipazione al catechismo e alle altre attività pastorali, oltre a sgravare i parroci di una serie di incombenze amministrative e burocratiche. La diminuzione della natalità, la non numerosa frequenza alla messa domenicale e l’età media del clero in aumento, oltre alla tendenza alla mobilità della popolazione sono infatti gli elementi che hanno portato l’arcivescovo e il consiglio presbiterale, dopo un confronto con i parroci, a immaginare la riforma. Quasi tutte le comunità unite già condividevano attività e la cura pastorale dello stesso parroco. Non ci saranno, quindi, molti cambiamenti negli orari delle messe domenicali per ora.

«La riforma è praticamente terminata – spiega il vicario generale don Alberto Brunelli –. Restano alcuni accorpamenti che potremo fare solo prossimamente per questioni di procedure tecniche (come l’unificazione di Fornace Zarattini al Redentore, Mandriole a San’Alberto, Sant’Antonio a Savarna, San Bartolo a Madonna dell’Alberto e San Pietro in Campiano a Campiano). Speriamo che possa aiutare tutti ad affrontare la vita pastorale in modo diverso, meno legato ai luoghi e più alle persone. E anche a vivere la propria fede in modo più partecipato e missionario».

I principali cambiamenti

Partendo dal centro di Ravenna, le parrocchie di Sant’Agata maggiore e San Francesco sono state unite al Duomo (assieme a San Domenico che è stata inserita nel territorio della parrocchia Cattedrale), San Giovanni Evangelista alla parrocchia di Santa Maria in Porto e San Giovanni Battista alla parrocchia di San Vitale, che acquisisce anche Sant’Eufemia. Diventano quindi tre le parrocchie nel territorio del centro, con meno di 10mila abitanti. Attenzione particolare è stata riservata alle basiliche storiche (San Giovanni Evangelista, San Francesco, Sant’Agata, Sant’Eufemia e San Domenico) che saranno amministrate direttamente dalla Diocesi. «Questo consentirà – spiega la Curia – di inserire anche alcune di queste chiese di grande valore artistico e turistico nel circuito gestito dall’Opera di religione con la possibilità di mantenerle aperte durante la settimana, con orari definiti».

Nel forese, le parrocchie di San Michele e San Marco sono state unite a quella di Villanova di Ravenna e quella di Cortina a Godo, ma già condividevamo un solo parroco. Le proprietà della parrocchia di Cortina saranno gestite dalla Diocesi. Ancora, la parrocchia di Ammonite è stata unita a quella di Mezzano. Così come Camerlona si unisce a Piangipane.

Ancora le parrocchie di Milano Marittima e Malva sono accorpate in un’unica comunità; così Fosso Ghiaia con Classe. Gambellara è stata unita a Madonna dell’Albero, Massa Castello a Pievequinta e Castiglione di Cervia a Castiglione di Ravenna. Infine, Casemurate, Mensa Matellica e San Pietro in Guardiano vanno a formare un’unica comunità con San Zaccaria.

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