Ravenna, “Depresso e geloso ma era in sé quando ha ucciso la moglie”

«Dominato dall’idea del tradimento» e «oppresso dalla gelosia e dal timore di essere abbandonato». Riccardo Pondi era certamente depresso; eppure la notte tra il 18 e il 19 dicembre 2019 era nelle sue piene facoltà mentali quando strangolò e uccise Elisa Bravi al culmine di una violenta lite nella camera da letto della casa di Glorie di Bagnavallo, dove viveva con la moglie 39enne. Questa la conclusione della perizia psichiatrica affidata dalla Corte d’Assise di Ravenna al dottor Michele Sansa, per valutare il quadro psichico del 41enne. Valutazione che verrà illustrata nel corso del processo nel quale l’uomo, accusato di omicidio volontario pluriaggravato, rischia l’ergastolo.

L’inizio della fine

Per il perito c’è una data precisa che segna il definitivo deterioramento dei rapporti tra i coniugi, in una «deriva senza ritorno»: è il 29 ottobre. Quel giorno – come emerso nel corso del processo – Pondi viene informato da un’amica che Elisa si è intrattenuta nei pressi di un ristorante a Ravenna con il presidente della Consar, azienda in cui la 39enne ha iniziato a lavorare da alcuni mesi. La moglie gli aveva detto di trovarsi altrove, e continua a mentirgli la sera stessa; messa spalle al muro cede, ammettendo l’errore e chiedendo scusa. Quella bugia diventa «tormento» – scrive lo psichiatra – fatto di continue telefonate, messaggi ossessivi e il tarlo del tradimento, che logora i pensieri del 41enne in un periodo delicato della sua vita; cioè i mesi in cui, dopo avere vinto il concorso per entrare nel corpo dei vigili del fuoco, deve recarsi quotidianamente a Bologna per l’addestramento.

Era “solo” depresso

Pondi – prosegue la valutazione psichiatrica – «presentava quadro clinico caratterizzato da sintomi psichici» come sbalzi d’umore, «ma anche biologici» come insonnia, inappetenza e tensione emotiva, «e cognitivi». Sono elementi caratteristici di «un quadro depressivo innescato dal timore di essere tradito o abbandonato». La sorte non gioca a suo favore: una visura catastale dalla quale emerge una casa intestata a un’omonima Elisa Bravi alimenta i timori che la consorte intenda lasciarlo. Ma Elisa in quel matrimonio ci credeva davvero. Lo dimostrano i suoi messaggi alla madre e a una cara amica alla quale aveva confidato i problemi di coppia. Eppure di fronte alle paranoie del marito – ravvisa lo psichiatra nel documento depositato – è possibile che fosse pronta a mettere tutto in discussione se il coniuge non avesse smesso di tormentarla. Pondi pare se ne fosse accorto: così quel quadro depressivo si somma a «uno stato d’ansia di tipo somatico», per il quale il 41enne chiede aiuto al proprio medico.

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