Ravenna, dall’erba spunta una mandibola umana

Una mandibola umana, a prima vista abbastanza datata. Non ci sarebbe alcuno scalpore a osservarne una nella teca di un museo di storia naturale; forse una certa meraviglia arriverebbe nel vederla affiorare dalla polvere di uno scavo archeologico. Ben altro clamore ha sollevato domenica pomeriggio, quando alcune persone l’hanno scoperta tra l’erba, a poca distanza dai cassonetti dell’immondizia nell’area verde del quartiere Alberti. E’ il motivo per cui, per due giorni, la polizia di Stato e la Scientifica hanno passato al setaccio alcune zone a ridosso di via Le Corbusier, alla ricerca di altri eventuali resti ossei riconducibili a uno scheletro umano.


Le ricerche

L’allarme risale al pomeriggio di domenica. A notare il frammento di teschio sono stati due passanti che hanno allertato immediatamente le forze dell’ordine. Il controllo ha avuto inizio sulle 18, per proseguire fino all’imbrunire. E anche ieri le perlustrazioni sono andate avanti interessando principalmente i cassonetti dell’immondizia e coinvolgendo anche il personale di Hera; di fatto tutti i contenitori dei rifiuti sono stati svuotati e ispezionati, senza però trovare traccia di altri elementi appartenenti a uno scheletro umano.
A un primo impatto visivo, la mandibola sembra essere alquanto datata. Ma saranno forse ulteriori verifiche ad attribuirne una datazione più precisa. Accertamenti che potrebbero essere disposti dalla Procura. In questa eventualità è lecito prevedere l’apertura di un fascicolo con un’ipotesi di reato provvisoria per consentire l’espletamento di specifiche analisi.


Un caso recente a Savio

E’ quanto accaduto di recente a Savio. A fine aprile è stato eseguito l’esame del dna su alcune ossa ritrovate durante la bonifica di un terreno. Il test ha comportato l’apertura di un fascicolo per occultamento di cadavere, per consentire di risalire alla natura dei resti trovati. Non è chiaro, infatti, se si tratti di ossa umane o di un animale. Stando a quanto finora rilevato dai carabinieri della compagnia di Cervia-Milano Marittima, i resti sono affiorati dal terreno intorno alle 12 del 26 aprile, mentre erano in corso le operazioni da parte dei tecnici di Arpae per rimuovere rifiuti edili e amianto. Si tratta di numerosi resti, di dimensioni variabili tra gli 8 e i 30 centimetri. Tra questi, sarebbe proprio la più lunga fra le ossa rinvenute ad avere messo in crisi il veterinario contattato dagli inquirenti per un primo parere. In altre parole, l’iniziale ipotesi che si tratti delle ossa di un cane seppellito anni addietro in quel punto, è stata messa in dubbio alla luce del ritrovamento di dimensioni maggiori.

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