Ravenna, d’arte green al mare: l’albero dei rifiuti e “alghero”

Potrebbe sembrare una scultura futuristica legata alla land art, ma in realtà è molto di più. L’albero dei rifiuti che da qualche settimana ha messo le sue radici nella sabbia della spiaggia libera di Lido di Dante, infatti, è diventato una vera attrazione, spesso immortalato negli scatti dei turisti. E sono proprio loro che vorrebbero conoscere il suo significato e il suo autore. L’artista altro non è che un bagnante steso al sole poco lontano da lì, un difensore dell’ambiente che cerca di ripulire la battigia da tutto ciò che sputa il mare.

Non vuole apparire, un po’ per timidezza e un po’ perché qualcuno potrebbe anche dargli la colpa di accatastare rifiuti in spiaggia, paradossale da credere quanto probabile che possa accadere; il suo ecomostro, tuttavia, lo arricchisce quotidianamente alla luce del sole perché, ahimè, ogni giorno tanti piccoli rifiuti intaccano la purezza di quell’ecosistema.

Dai primi arbusti, impiegati come ossatura, sventolano tante retine, bottigliette, plastiche e lattine consumate dalla salsedine, e troppe mascherine che di protettivo non hanno più nulla: una sorta di albero di Natale dell’era Blade Runner, sotto al quale di belle sorprese non ce ne sono.

E se a qualcuno desse fastidio quella miriade di rifiuti? Ai pesci sicuramente, ma almeno quell’uomo ne toglie un po’ tutti i giorni.

Uno dei tanti messaggi che quell’opera vuole lanciare, probabilmente, è che qualche bidone in più, accanto a una puntuale raccolta degli stessi, servirebbe a incentivare ogni bagnante a chinarsi per raccogliere quel piccolo e pericoloso rifiuto che potrebbe calpestare o scansare. In tanti lo fanno già, dovendo però prolungare la camminata di un centinaio di metri per cestinarli.

Ma i rifiuti crescono e nemmeno quell’albero artificiale può sopportare quel “peso”; in suo soccorso sono arrivati alcuni sacchi neri nei quali i più volenterosi gettano ciò che trovano. Più di così cosa si può fare? Smettere di buttarli a terra e cercare un bidone, uno dei tanti che potrebbero esserci.

In questi giorni, peraltro, il mare ha portato a riva anche tante alghe, al punto da dover ribattezzare quel tratto col satirico “alghero”. Certamente innocue, per quanto esteticamente bruttine. Con le recenti temperature africane, tuttavia, quei filamenti nerastri si sono essiccati e andrebbero buttati via, sempre che non ci sia uno scultore legato alle tradizioni che abbia la voglia di ricoprirci una capanna. Detto fatto, e ora di fianco all’ecomostro c’è qualcosa di ancora più suggestivo, tipico dei villaggi africani o indonesiani. Anche un gruppo di turisti danesi in questi giorni ha apprezzato molto questo piccolo rifugio naturale, forse perché è proprio nel nord della Danimarca che c’è l’isola di Læsø, famosa per le case con i tetti di alghe, un esempio di architettura vernacolare moderna che funge da microcosmo per i suoi 2mila abitanti.

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