Ravenna, Cuticchio e Sieni insieme per “Arrivano dal mare!”

Si riaccende Arrivano dal mare, il festival italiano più longevo per burattini e figure che invita a un’anteprima succosa, da venerdì 13 a domenica 15 maggio a Gatteo, Gambettola e nel quartiere generale di Ravenna.

Atteso ospite è Mimmo Cuticchio (1948), il più noto maestro italiano della tradizione dei pupi siciliani, a sua volta puparo, oprante e cuntista. Domenica 15 alle 11, teatro Rasi di Ravenna, Cuticchio dialoga con lo studioso di teatro Massimo Marino per “A singolar tenzone” raccontando la sua storia.

Sabato 14 maggio alle 21, teatro Rasi di Ravenna, Mimmo Cuticchio insieme al coreografo danzatore Virgilio Sieni, è protagonista di Nudità (biglietti a 15 euro, ridotti 12), performance per puparo, marionetta e danzatore, che pone in sinergia tre universi tesi a una creazione sperimentale aperta a stati d’animo emozionali e di pensiero, che dal palcoscenico si innestano in questo tempo. La performance lancia idealmente una disputa tra la “Supermarionetta” di Gordon Craig a confronto con Heinrich von Kleist che esalta invece l’animatore della marionetta.

Cuticchio, il teatro di figura ha facilità di intreccio nei linguaggi del teatro, ma questa volta avviene con due maestri di pupi e danza contemporanei la cui storia passa dalla sperimentazione.

«Sin da una colazione insieme, Virgilio Sieni e io abbiamo condiviso un interesse comune, l’ideale della “supermarionetta” di Craig per il quale dopo gli angeli la marionetta è la più vicina a Dio, e il concetto di von Kleist che sosteneva che la marionetta è il corpo, e il puparo burattinaio colui che le dà l’anima. Per due anni abbiamo portato avanti questa idea attraverso laboratori con aspiranti marionettisti e giovani danzatori, fino a togliere e raggiungere l’essenza di questa Nudità».

Come si potrebbe raccontare questo lavoro originale?

«In scena siamo io che muovo una marionetta nuda, ossia l’ossatura del pupo, e c’è Sieni, danzatore che muove il suo stesso corpo. A un certo punto spunta un pupo armato, un paladino che si sente perso perché è in mezzo a esodi, a fughe da guerre. Ho scelto l’Orlando perché è il pupo che esce pazzo, e quando ciò avviene diventa un uomo, e come uomo getta le armi perché vince l’amore».

Come dovrebbe porsi lo spettatore davanti a questo intimo racconto non detto?

«Con spirito aperto e libero di crearsi un proprio immaginario consapevole che è astratto, simbolico, non recitato ma comunicativo. È fatto di suggestioni tra marionetta e danzatore che si muovono per conoscersi, per unirsi durante gli esodi; è in grado di stimolare l’immaginario di chi guarda, e riflette su movimenti della marionetta che l’uomo non può ripetere, mentre l’uomo fa gesti che alla marionetta non interessano. È bella questa unione e contrasto, in cui marionetta e danzatore si incontrano, ma procedono pure come due linee parallele. È un viaggio con paladino e ossatura che ci riporta all’essenza, e ci apre la mente ad altri viaggi che vorremmo fare Virgilio e io nel futuro, ancora insieme».

Qual è la sfida?

«Per noi è anche la possibilità di sintetizzare l’idea del terzo teatro che Craig e Kleist hanno lasciato, dove le marionette possono volare e fare tante cose. Mentre lo spettatore si libera dallo stereotipo dell’attore inteso come voce e presenza. Il mondo di Nudità è onirico, e mi dispiace che non c’è più Federico Fellini, mi sarebbe piaciuto che vedesse questa sperimentazione, perché lui era capace di genialità ma anche di essere bambino».

“Arrivano dal mare” apre anche alla storia delle famiglie d’arte di cui lei fa parte; qual è il senso di queste famiglie in questa contemporaneità che tutto fagocita e trasforma?

«Il nostro è un mondo che vive a periodi, molte famiglie non ci sono purtroppo più. Io stesso quando mi staccai da mio padre nel 1971 – perché lavorava solo per i turisti, mentre io volevo continuare a costruire pupi e raccontare nuove storie – dovetti ricominciare da zero, cercare un nuovo pubblico a partire dalle scuole. Poi nel 1977 formai la compagnia Figli d’Arte Cuticchio con cui ridiedi spinta anche al movimento dei pupi che rischiava di spegnersi. Le famiglie d’arte in attività hanno resistito perché hanno condiviso. Certo, nel teatro siamo un po’ divisi come pecore e cavalli, stiamo nello stesso contesto però guardiamo in punti diversi. Ma c’è stima affetto e alla fine ci ritroviamo sempre perché sappiamo che siamo acqua dello stesso fiume».

Il resto del programma

Venerdì alle 17, alla Biblioteca Ceccarelli di Gatteo, si inaugura la mostra “Pupazzi e burattini raccontano 40 anni di Teatro del Drago”, sorta di drammaturgia visiva attraverso 37 spettacoli di Andrea e Mauro Monticelli, eredi di famiglia d’arte antica.

Sabato alle 11, alla Stazione degli Artisti di Gambettola, si apre la mostra della Fondazione Famiglia Sarzi “Sei fotografi nella storia di Otello Sarzi”, a cento anni dalla nascita del famoso artista e burattinaio. Ne raccontano gli scatti di Alfonso Zirpoli, Claudio Salsi, Enrica Scalfari, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Biccari e Vasco Ascolini. Eventi gratuiti.

Info: 392 6664211-378 3046661

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