RAVENNA. «I cittadini devono stare tranquilli. A Ravenna al momento non si sono verificati casi di ammalati da Coronavirus e tutte le istituzioni sono al lavoro per evitare il rischio contagio». È una doverosa premessa quella da cui parte Raffaella Angelini, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl Romagna, quando parla della malattia codificata come Covid-19. Purtroppo però, quando venerdì mattina il virus ha fatto la sua comparsa in Lombardia, l’isterismo si è diffuso a macchia d’olio in tutto il Nord Italia, arrivando a reazioni da panico anche in città come l’assalto ai supermercati o le telefonate a un gioielliere per comprare l’Amuchina che aveva scherzosamente postato su Facebook. Da dirigente della sanità ravennate, la dottoressa Angelini sta quindi monitorando l’evoluzione del Coronavirus e si è resa disponibile a fare chiarezza, mettendo anche qualche “puntino sulle i”.

Come avrà sicuramente letto, molti nostri cittadini hanno ceduto alla paura. Immagino che questo si sia tradotto anche in numerose telefonate al vostro centralino, è così?
«Sabato e domenica, dopo i primi casi di contagio in Lombardia, anche a Ravenna siamo stati sommersi dalle chiamate. E ancora oggi ne riceviamo decine ogni giorno. Questo si sta verificando per due motivi: il primo è che la superinformazione, con tanto di aggiornamento minuto per minuto dei casi di ammalati, ha scatenato il panico; il secondo è che questo nuovo virus è arrivato in un periodo nel quale in circolazione vi sono diverse tipologie di influenza e, di conseguenza, basta uno starnuto per far scattare la paura. Quello che posso dire è che a Ravenna per ora non ci sono stati casi di contagio e per questo i cittadini non devono avere particolari timori o stravolgere le proprie abitudini».

Se la sanità invita alla calma, perché dunque si è scelto di chiudere le scuole anche qui?
«Si tratta di misure di prevenzione adottate dal Ministero e dalle Regioni al solo scopo di evitare al minimo qualsivoglia rischio. I bambini infatti sappiamo che possono ammalarsi di forme lievi della malattia, ma comunque contagiose».

Entriamo allora nel merito della malattia. Cos’è esattamente questo Coronavirus, e per quale motivo sembra così complesso da arginare?
«Partiamo col dire che il Covid-19 prima non esisteva. Si tratta infatti di un virus animale che nel tempo è mutato, riuscendo ad attaccare anche l’uomo. Il problema è che nessuna persona al mondo, come avviene per ogni virus nuovo, aveva i fattori immunitari per potersi difendere. A questo bisogna poi aggiungere l’elevata contagiosità e il fatto che, ad oggi, non esiste un vaccino, nonostante la ricerca si stia muovendo alla svelta sia in America, ma anche qui in Italia allo Spallanzani».

Come si trasmette il virus da persona a persona?
«Prevalentemente attraverso le goccioline di saliva. Di fatto, quindi, parliamo di un sistema di contagio molto simile a quello della normale influenza. La differenza sta nel fatto che mentre l’influenza attacca prevalentemente le alte vie respiratorie, quindi gola, laringe e faringe, il Coronavirus attacca le vie respiratorie basse. C’è però un’importante specifica da fare».

Quale?
«Ammalarsi di Coronavirus non vuol dire ammalarsi di polmonite da Coronavirus, ossia la forma più grave. La maggior parte dei casi registrati per ora si forma alla prima ipotesi simil influenzale. Anche per questo l’invito è quindi alla calma».

Ci sono persone più a rischio di altre?
«Esattamente le stesse che sono più candidate ad ammalarsi di forme gravi di influenza».

Ossia?
«Anziani e persone con patologie. La cosa singolare è che dell’influenza nessuno se ne preoccupa, tanto è vero che solo un over 65 su due si vaccina, nonostante sia gratuito e soprattutto molto importante farlo per evitare problematiche».

In questi giorni si è parlato molto di proteggersi con le mascherine, dobbiamo correre a comprarle?
«Anche sotto questo profilo bisogna fare chiarezza. Le mascherine, specialmente quelle di garza che tanto stanno andando a ruba, non servono a nulla. Quelle più sofisticate servono ai malati per evitare di diffondere il contagio ad altri soggetti. Ma se viene in ospedale vedrà che nessun operatore indossa mascherine».

Come ci si deve cautelare allora?
«Basta seguire tre accortezze fondamentali. La prima è quella di mantenere una distanza di sicurezza dalle altre persone, specialmente se dimostrano qualche sintomo para influenzale. La seconda è di lavarsi bene le mani. Bene non vuol dire passarle sotto l’acqua, ma strofinarle con abbondante sapone per almeno venti secondi partendo dai polpastrelli fino ad arrivare al polso (in alternativa si possono utilizzare gel idroalcolici). Infine non toccare viso, bocca e occhi con le mani».

Chi ha dei sintomi simil influenzali cosa deve fare?
«Prima di tutto non deve recarsi dal medico, né in ospedale, ma deve chiamare il numero verde regionale 800.033.033, attraverso il quale si viene rinviati al personale della sanità pubblica per una prima “intervista” conoscitiva sui sintomi. A quel punto, qualora il personale lo dovesse ritenere opportuno, la persona viene messa in isolamento respiratorio per 14 giorni e viene chiamata quotidianamente da un operatore per monitorare la situazione. Se dovessero sorgere sintomi più gravi allora si procede col tampone. In questo modo si cerca di non perdere mai di vista i casi sospetti».

Chi invece è stato nelle cosiddette “zone rosse”?
«Deve dichiararlo senza esitazioni al dipartimento di sanità pubblica. E in ogni caso l’invito è di chiamare sempre, qualora si abbiano dubbi o timori. Stiamo lavorando senza sosta e le persone devono fidarsi di noi, siamo qui proprio per questo».