Doveva essere un “semplice” posizionamento di un anticoncezionale sottocutaneo nel braccio e invece quel piccolo “bastoncino” si è prima infilato nel flusso sanguigno della giovane 23enne ravennate che si era sottoposta all’intervento, per poi depositarsi in modo permanente nel polmone destro. Ora un ginecologo della Domus Nova si trova indagato con l’accusa di lesioni personali colpose, ma per la ragazza è iniziato un vero e proprio incubo.
Tutto è cominciato a maggio di quest’anno, quando aveva deciso di recarsi alla clinica per farsi rimuovere, anticipatamente, quel contraccettivo sottocutaneo. Da alcuni giorni la giovane aveva infatti iniziato a soffrire di una certa stanchezza, di sudorazione acre, di arrossamenti e di strane perdite nelle zone intime.
La reazione del medico della Domus Nova che l’aveva seguita negli ultimi sei anni è stata però di incredulità, quando ha scoperto che l’impianto non era più nella zona dove era stato inserito. Allo sconcerto ben presto si è associato lo spavento e, dopo una decina di giorni, l’amara scoperta della tac fatta all’ospedale di Forlì: il bastoncino cilindrico della lunghezza di 4 centimetri che secerne continuamente un ormone progestinico – di questo si tratta quando parliamo di contraccettivi sottocutanei – era passato dal braccio al lobo polmonare inferiore destro.
Niente operazione
Non fidandosi più del medico della clinica privata ravennate, la giovane ha deciso di rivolgersi all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, nella speranza che potessero rimuoverle quell’oggetto estraneo. Dopo essere stata ricoverata qualche giorno, purtroppo l’equipe bolognese si è rifiutata di intervenire chirurgicamente asportandole parte del polmone (inizialmente unica soluzione plausibile), perché il contraccettivo era ormai troppo in profondità e l’intervento sarebbe stato rischioso. Tuttavia, prima di lasciarla tornare a casa, gli esperti del Sant’Orsola hanno dovuto informarla dei problemi a cui potrà andare incontro da oggi in poi e, probabilmente, per tutta la sua vita. Si parla di ulteriore migrazione dell’oggetto, fenomeni trombo-embolici, possibile assenza d’aria sublobare, infezioni varie, più tutta un’altra serie di potenziali danni. Inoltre la ragazza dovrà sottoporsi a controlli continui e, ciò che è peggio, l’impianto sta continuando a svolgere la sua funzione: ossia quella di renderla infertile.
L’indagine
Evidentemente disperata, la 23enne ha quindi deciso di rivolgersi a un avvocato – il legale ravennate Luca Donelli che la rappresenta – per denunciare quanto accaduto alla Procura della Repubblica. È da qui che è nata l’indagine, affidata al sostituto procuratore Monica Gargiulo, e che vede il medico della Domus Nova, difeso dall’avvocato Giovanni Scudellari, al momento quale unico indagato. Ieri mattina davanti al gip Janos Barlotti si è proceduto a un incidente probatorio, affidando a periti e consulenti il compito di vagliare tre questioni: se il contraccettivo era stato applicato e realizzato correttamente; se la migrazione è un’eventualità nota; quali conseguenze potrà comportare per la salute della giovane. Il giudice ha nominato quali periti il medico legale Lorenzo Marinelli e il ginecologo Ettore Bertelli, entrambi di Ferrara, la parte offesa si affiderà ai consulenti Matteo Tudini, medico legale di Bologna, e al ginecologo sempre di Bologna Maurizio Mauloni, mentre l’indagato ha nominato il medico legale Giuseppe Venturini e il ginecologo Nicola Rizzo.

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