Ravenna, comportamento antisindacale: Sicis sconfitta anche in appello

RAVENNA I sindacati hanno vinto anche in appello nella causa contro la Sicis, accusata di comportamento antisindacale da Filctem-CGIL e Uiltec-UIL. I giudici bolognesi hanno confermato l’esito della sentenza del tribunale di Ravenna, pronunciata il 28 maggio del 2019.

In quella sede il giudice aveva giudicato antisindacali i comportamenti messi in atto dall’azienda nell’ambito di un atteggiamento di generale rifiuto delle relazioni sindacali. In particolare sarebbero state portate avanti condotte ostruzionistiche, in occasione delle elezioni delle Rsu interne all’azienda. Ricordano i sindacati: «Sicis aveva infatti collocato in ferie forzate le candidate Cgil per due settimane per poi allontanarle dal loro usuale posto di lavoro mediante trasferimento in un diverso stabilimento, ed aveva inoltre collocato il seggio per le elezioni in luogo defilato e laterale, poco visibile e sconosciuto ai più nella sola sede di via Canala e non nello stabilimento di via Monti, dove erano state trasferite le candidate e le principali attiviste sindacali presidiandolo da telecamere collocate in posizione tale da ritrarre tutti i lavoratori che si recavano all’interno del seggio per votare».

Sempre secondo quanto ricostruito dai sindacati l’aziende avrebbe «posto in essere pressioni sui lavoratori sia prima che dopo le votazioni con esplicite richieste ad alcuni lavoratori di ritiro del voto espresso, l’affissione in bacheca di un documento in cui dichiarava la non validità delle elezioni per mancato raggiungimento del quorum, aveva dato corso a procedimenti disciplinari palesemente strumentali alle candidate elette per scarso rendimento con motivazioni del tutto pretestuose e tentato di impedire e ritardare le assemblee regolarmente richieste dalle organizzazioni sindacali».

Comportamenti che anche per la Corte d’Appello bolognese ricadono nell’ambito di una condotta antisindacale. I sindacati ricordano la causa messa in piedi dall’azienda in Cina, contro una ditta di quel Paese, per mosaici falsificati. Un contenzioso vinto con caparbietà dall’azienda ravennate. Ora i sindacati chiedono di «cambiare atteggiamento» anche sul fronte sindacale «e pensare concretamente ai propri dipendenti garantendo loro la libera possibilità di essere iscritti al sindacato ed esercitare i propri diritti senza temere ritorsioni» costruendo «un clima di dialogo» con le organizzazioni.

Secondo quanto si legge nella nota dei sindacati infatti sarebbero in atto altri contenziosi tra dipendenti e management. A ottobre 11 lavoratori hanno lasciato il posto di lavoro a fronte di un incentivo all’esodo ma per altri dipendenti non sarebbe stato possibile: «La direzione aziendale ha negato loro questa possibilità per poi aprire una cassa integrazione ordinaria e sospenderli a zero ore invece di farli lavorare».

Inoltre al momento le lavoratrici che hanno intentato la causa non avrebbero ricevuto solidarietà da parte dei colleghi «appartenenti ad altri reparti ha mostrato solidarietà per il timore di subire conseguenze. Queste donne ci insegnano nuovamente cosa significa lottare per i propri diritti qui a Ravenna nel 2022 in un’azienda “moderna”; hanno pagato e continuano a pagare per avere chiesto di poter eleggere le proprie rappresentanti e portare le proprie istanze alla proprietà: programmazione di ferie e permessi, orario di lavoro, premio produzione e clima più democratico».

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