Ravenna, clienti in fila al Molino Spadoni per fare scorta di farine

La corsa agli accaparramenti non si ferma. Tanto che dopo i primi contingentamenti (come al supermercato Coop di Marina di Ravenna, dove è apparso il cartello “Massimo 4 confezioni di farina da 1 kg”), in diversi negozi interi scaffali sono stati letteralmente svuotati. Ricercati in particolare prodotti a lunga conservazione come legumi, zucchero, carta igienica e soprattutto farina. Non a caso allo spaccio del Molino Spadoni di Coccolia vengono segnalate vere e proprie resse. Da qualche giorno, come confermato dall’azienda, gli acquirenti si mettono in fila per acquistare farine «a livelli simili, se non superiori, a quelli del lockdown». Una corsa ai rifornimenti dettata «dal timore che possano finire le materie prime». Una psicosi legata probabilmente alle preoccupazioni per la ripresa dei contagi, come sta peraltro avvenendo, ma soprattutto al rischio che il conflitto in Ucraina possa ampliarsi. E in parte anche per tutelarsi da ulteriori rincari.

Il Molino Spadoni

D’altronde, il binomio guerra-pandemia ha già fatto impennare i prezzi, situazione che ha indotto la Cia Romagna a chiedere misure per dare ossigeno alle aziende agricole, partendo «dall’eliminazione dell’Iva sulle accise per il gasolio» e proseguendo «con gli incentivi alla semina di mais, fino alla rimodulazione degli obiettivi del Green Deal». Come afferma il presidente Danilo Misirocchi, «l’era moderna ci aveva fatto credere di essere immuni dalle tragedie del passato: purtroppo abbiamo visto che non è così. Prima siamo stati colpiti da una pandemia mondiale e ora ci troviamo con una guerra in Europa. Il conflitto in Ucraina sta sconvolgendo quotazioni e mercati, il settore agroalimentare è uno dei più colpiti e l’economia agricola rischia il cortocircuito, perché le imprese si trovano a lavorare in perdita: i prezzi non riescono più a coprire i costi di produzione, tra il +120% delle bollette energetiche, il carburante alle stelle e i prezzi dei fertilizzanti triplicati. Questi eventi si aggiungono agli effetti negativi della pandemia, in particolare sull’approvvigionamento delle materie prime. Servono sostegni volti a remunerare le perdite delle imprese agricole per l’aumento dei costi di produzione e interventi specifici per i comparti direttamente colpiti dalla crisi russo-ucraina come mais, zootecnia, vino, proteaginose».

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