Ravenna, clandestino rifiuta di fare il tampone: espulsione impossibile e torna in libertà

Contrario al tampone, ha dribblato il green pass, evitando l’espulsione e tornando libero anche se clandestino e con un provvedimento di via obbligatorio dal territorio nazionale. Una volta scoperto l’inghippo burocratico, lo ha rifatto 20 giorni dopo, quando le forze dell’ordine lo hanno nuovamente fermato per un controllo. E lo stratagemma – così pare – funziona. Perché da mercoledì J.E.K. – queste le iniziali dello straniero, 42enne di nazionalità marocchina – si trova ancora a spasso nella provincia di Ravenna, e non nel Centro per l’identificazione e l’espulsione di Torino dove l’avrebbero dovuto scortare in attesa di un passaporto valido per tornare nel Paese natale.


La “falla” nel sistema


È il paradossale effetto del certificato verde sull’iter previsto per i casi di espulsione coattiva. Per entrare in uno dei Cie (i centri dislocati lungo la Penisola dove gli immigrati non in regola con il permesso di soggiorno e destinatari di decreto di espulsione coattiva attendono il volo per tornare in patria) è necessario essere in possesso del green pass, così come previsto dalle normative nazionali in materia di Covid. Il tampone, in questo caso specifico, è l’esame al quale tutti gli stranieri in attesa di espulsione vengono sottoposti, che garantisce come noto la validità del certificato verde per 48 ore.


Due espulsioni saltate


Era già capitato il 15 ottobre scorso, quando il 42enne, in Italia da svariati anni e già noto alle forze dell’ordine per una sfilza di precedenti per droga, furto e ricettazione, era stato sottoposto a controllo. Era stato trattenuto in questura, per poi ricevere l’ordine di espulsione coattiva. Ma il giorno seguente, prima di partire per il capoluogo piemontese si era categoricamente rifiutato di sottoporsi al tampone: «Dovete farmelo a forza», avrebbe risposto, innescando quello che sembra essere un precedente pericoloso. Perché non potendo obbligare una persona a eseguire l’accertamento sanitario, l’unica alternativa adottata è stata quella di rilasciare lo straniero con un semplice provvedimento di espulsione emesso dal questore. Si tratta di una misura che tuttavia non garantisce che il destinatario la rispetti. E infatti è quanto accaduto. Il 42enne non se n’è affatto andato dall’Italia, men che meno dalla provincia di Ravenna.
Mercoledì nel tardo pomeriggio lo hanno fermato nuovamente gli agenti della polizia di Stato per un normale controllo. E ancora una volta l’uomo ha messo in scena la protesta “anti green-pass”, che ha inceppato il sistema per l’espulsione. Impossibile, si legge nel documento, “per motivi sanitari”. In serata era già libero, senza certificato verde e clandestino.

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