Ravenna città d’acque: mare, lagune, fiumi e canali

Ravenna città bizantina, capitale del mosaico, porto industriale, deserto rosso per Michelangelo Antonioni, “piccola città morta, / ricca di chiese e di rovine” per Hermann Hesse, luogo di fabbriche che sono nuove cattedrali, nuovi Sant’Apollinari, scriveva Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni Cinquanta. Ma Ravenna era in origine ed è tutt’ora città d’acqua, per chi la osserva con attenzione, magari venendo dal mare. Acqua salata che dall’Adriatico, attraverso il Canale Candiano, si spinge per chilometri verso l’entroterra fin quasi al centro storico. Acqua dolce dei Fiumi Uniti a sud e del Canale Magni a nord. Acque salmastre delle pialasse, le fascinose lagune orientali. Acque ravennati che in passato erano ancor più estese e hanno caratterizzato, nel bene e nel male, la storia e lo sviluppo della città.

Percorso ricco di suggestioni

Per il marinaio, come per il viandante, l’acqua è anche una strada, un percorso ricco di suggestioni. Acque da navigare, acque da seguire camminando o pedalando lungo le rive. Acque che comunque offrono orizzonti diversi. Perciò “Ravenna città d’acque” (a cura di Massimiliano Casavecchia; Danilo Montanari Editore; 140 pp, 14 euro) è prima di tutto una guida per chi vuole percorrere itinerari inusuali, nella geografia e nella storia di questa città d’oriente, magari in questi prossimi giorni di viaggi vicinali, ma non meno suggestivi.

Uno scalo mediterraneo

“Ravenna è una città di porti, ma non perché come le altre ha un porto vecchio e un porto nuovo, ma perché la sua storia è segnata dall’acqua e dai porti che nel tempo hanno ruotato attorno ad essa”, scrive il curatore. Porti romani, bizantini, medievali, veneziani, pontifici e moderni. Ravenna come scalo mediterraneo in continuo divenire, porta d’oriente a partire almeno dal I secolo a.C., quando la linea di riva era vicinissima all’attuale centro storico, e Augusto fece realizzare il Porto di Classe, base militare della flotta imperiale. Un porto marino, ma anche lo snodo di un sistema di vie d’acqua interne ramificate e indispensabili ai trasporti di merci e genti.

Con la dissoluzione dell’Impero e i rapidi cambiamenti morfologici di tutta l’area, il porto di Classe cade in rovina e viene sviluppato un sistema portuale più complesso, con funzioni distinte. Porto Lione, Lacherno e Candiano disegnano una toponomastica semisconosciuta oggi, che è già un invito a un viaggio nel tempo. Con il pragmatismo imprenditoriale che li ha contraddistinti furono i veneziani a puntare solo sul Candiano, ma anche questo venne abbandonato nei secoli successivi. Sarà solo nel Settecento che prenderà forma il Canale Corsini (comunque chiamato Canale Candiano), quello che modificato e potenziato rimane il porto “verticale” della città. Uno scalo oggi di importanza internazionale, coinvolto anche nella complessa vicenda della Belt and Road Initiative, cioè la “nuova via della seta” cinese, che ha un’imponente direttrice marittima, da Fuzhou a Trieste.

La cartografia storica

Il libro ha una sobria eleganza ed è arricchito dalle fotografie dei luoghi realizzate da Raniero Bittante che restituiscono una particolare silenziosità ravennate. A queste si aggiunge una cartografia storica molto suggestiva e una mappa “fuori testo” di grande formato, derivata dalla “pianta del sotterraneo scolo principale della città, denominato Ponte Canale” disegnata nel 1847 da Lorenzo Monghini, riprodotta nel 1954 da Luigi Ghirelli, e riutilizzata da Casavecchia per suggerire un percorso attuale “tra i fabbricati che videro le acque scorrere e quelli che sorsero là dove le acque scorrevano”. Due sono le sezioni del libro: “Percorsi” in cui si indagano le geografie acquatiche precedenti e “Saggi e approfondimenti” dove le acque, dolci e salate, sono occasioni per riflettere sulle relazioni controverse dell’elemento con la città.

Qui, per rinsaldare la nostra relazione con il mare, evidenzio il contributo di Giovanni Gardini dedicato a storie di acque, di santi e di visoni celesti, quello di Giovanna Montevecchi in cui si tratta di navi e naviganti in epoca romana e le riflessioni di Fabio Poggioli sulla Darsena di Città, uno dei suoi fondamentali “porti futuri”, fiduciosi che il valore d’uso diventi più importante o almeno uguale al valore di scambio.

Personalmente tutte le volte che vado a Ravenna ho due visioni. Una artistico-simbolica legata a un filo d’acqua che collega il cuore della città (Piazza del Popolo) alla sua arteria vitale (Canale Candiano). Mentre l’altra è ludico-allegorica, a forte contenuto ecologico, immaginando che l’acqua salata cittadina possa regalare anche le gioie del tuffo e del bagno. Sempre da Pasolini prendo a prestito una istantanea ravennate. Sogno giovani scatenati che, in darsena come sulle dighe foranee, non facciano altro che buttarsi e uscire dal canale, tenendo viva la selvatica acquaticità che c’è in loro, che c’è in tutti noi.

Apollinare e il battesimo

Partendo o arrivando a Ravenna dal mare, raggiungendo quell’orizzonte a piedi o in bici, ricordiamoci sempre che Apollinare battezzava “in mare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Una ritualità che, a prescindere dalla fede, restituisce tutta la forza sacrale di questo nostro, amatissimo, Adriatico.

Ps: per chi voglia farsi accompagnare alla scoperta della Ravenna città d’acque, camminando lungo le rive o remando nelle sue acque, ci sono le guide e le iniziative di Trail Romagna, che ha curato anche tutto il progetto editoriale del libro.

Fabio Fiori (marinaio e scrittore; collabora con il mensile Bolina, autore di diversi libri dedicati all’Adriatico e di “L’odore del mare. Piccole camminate lungo le rive mediterranee”, 2019, Ediciclo)

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