Ravenna, cerca una “sexy colf”. Lei si presenta ma poi lo denuncia

In fatto di sesso, si sa, la sfera delle perversioni è sconfinata. E così capita che anche la cronaca si faccia surreale. Come la vicenda che ha travolto un 39enne di Ravenna: cercava una donna delle pulizie a luci rosse e pensava di averne individuato una compiacente pubblicando un annuncio su un sito di incontri. Tuttavia, per un probabile equivoco di omonimia, si è ritrovato con una denuncia per violenza sessuale che ieri gli è costata la condanna a un anno e quattro mesi. Perché la donna che secondo lui si sarebbe dovuta presentare a casa in autoreggenti e tacchi a spillo, non solo indossava invece una tuta. Ma ha riferito di essere stata baciata a tradimento e trattenuta per 20 minuti sul letto del cliente contro la propria volontà, prima di riuscire a mettersi in salvo.

L’annuncio osé

Sarebbe accaduto nell’estate 2020 a Ravenna. Il ragazzo – difeso dagli avvocati Antonio Diogene e Maria Grazia Russo – racconta di avere pubblicato sul sito “Bakecaincontri” un annuncio cercando “pulizie sexy”. A sorpresa, qualcuno risponde. Il nick name dell’aspirante colf in lingerie è criptico, ma c’è una mail con nome e cognome. Così, anziché proseguire la trattativa sul portale popolato da utenti in cerca di intrattenimenti di varia natura, l’inserzionista si annota l’indirizzo di posta elettronica e cerca la donna su Facebook, convinto di trovare con quell’identità la stessa interlocutrice del portale d’incontri. Le scrive e la donna risponde, rendendosi disponibile per un servizio di pulizie.

L’equivoco

Il 9 giugno è il giorno in cui va in scena la commedia degli equivoci. Perché la domestica che bussa alla porta veste abiti comodi, tutt’altro che provocanti. Si mette subito al lavoro, ma tra panni stesi e ferro da stiro il suo sguardo incrocia più di una volta quello del padrone di casa. Il 39enne lo interpreta come un segnale d’intesa, e tenta l’approccio con un bacio, senza accertarsi che a pulire casa ci fosse la stessa persona che aveva risposto all’annuncio iniziale.

La denuncia

È qui che le due versioni prendono strade diverse: il ragazzo racconta di avere ricevuto un rifiuto, in seguito al quale la lavoratrice se n’è andata, ricevendo pure 20 euro per il disturbo. La donna invece parla di una violenza proseguita in camera da letto: sporge denuncia il giorno seguente, dopo avere passato la notte con un altro uomo (sentito nel corso del rito abbreviato condizionato dalla sua escussione) e dopo essersi recata al “Bufalini” di Cesena per farsi refertare le presunte lesioni subite. Racconta di essere stata buttata sul materasso e trattenuta a pancia in giù, schiacciata dal peso dello sconosciuto. Non le avrebbe tolto i vestiti, ma l’avrebbe bloccata per una ventina di minuti, prima di lasciarla andare. Non si è costituita parte civile, ma sentita nel corso del processo, ha confermato la sua versione. E sulla base di quelle accuse, ieri la Procura ha chiesto la condanna a due anni, che ha portato il giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti a ritenere colpevole il 39enne, pur considerando la violenza sessuale contestata nella sua forma meno grave, o per meglio dire, frutto di una perversione scivolata in una imperdonabile proposta indecente.

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