Ravenna, caro energia: Bunge ferma un impianto fino a fine novembre

Una ferma di impianto per via dei costi energetici. L’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica colpiscono anche l’industria e inducono la Bunge di Ravenna a prevedere una sospensione della produzione delle farine ad uso zootecnico dalla lavorazione di semi oleosi. È questo il business principale dello stabilimento di Porto Corsini della multinazionale, cui si unisce, come sottoprodotto, la fabbricazione di olio vegetale. Certamente per tutto novembre il reparto del “crashing” sarà fermo. Prevedendo pertanto una sospensione dell’attività di tre o quattro settimane più lunga rispetto a quella – che avviene annualmente – per consentire lo svolgimento delle manutenzioni necessarie.

L’annuncio è stato dato, dopo un incontro con la direzione aziendale, dai sindacati ai circa 160 lavoratori durante un’assemblea tenutasi lunedì: «Ci è stato detto chiaramente che, in questa fase di aumento dei costi energetici – spiega Alessandro Mazza, segretario provinciale della Uila -, la marginalità è troppo bassa. Motivo per cui, in via temporanea, la produzione delle farine non sarà effettuata qui». Il prodotto finito giungerà pertanto da altri stabilimenti Bunge.

La sede ravennate fungerà per un periodo solo da punto distributivo per i clienti che fanno riferimento al polo romagnolo. La sospensione prolungata dell’attività non interesserebbe, al momento, gli altri reparti dello stabilimento, ossia sbarco, logistica, raffineria e bottling (imbottigliamento).

Anche Barcellona a singhiozzo

Una situazione che non colpisce gli altri siti produttivi europei della multinazionale statunitense, eccezion fatta per quello di Barcellona, anch’esso portato fuori mercato dai rincari nei costi energetici: «Da parte sindacale teniamo il giusto livello di attenzione – prosegue Mazza -, ma va detto che non c’è alcuna necessità di ricorrere alla cassa integrazione o ad altri ammortizzatori sociali. E’ la stessa azienda, al momento, ad escluderlo». Sarebbero anzi allo studio, e saranno posti al confronto con le rappresentanze dei lavoratori, delle attività formative che coinvolgeranno i dipendenti interessati dalla sospensione lavorativa supplementare: «E’ uno degli aspetti che sono stati affrontati nel corso del dialogo avuto con la direzione aziendale – conferma Laura Mazzesi, segretaria della Flai Cgil -. Entreremo nel merito di quest’opportunità a breve in un confronto che, va detto, ha sempre avuto con quest’azienda presupposti collaborativi».

I costi del reparto del crashing saranno tenuti sotto osservazione nelle prossime settimane e appare novembre il mese apicale della crisi riguardante i costi energetici. Sarà in quella fase che verrà deciso se ridimensionare le tempistiche di ferma dell’impianto o se prolungarle.

Una situazione mai vissuta nel lungo insediamento della multinazionale a Ravenna, che solo nel 2018 aveva completato un investimento da 50 milioni proprio per dotarsi di un nuovo impianto per la dotazione dei semi oleosi e che, comprendendo anche la parte ex Novaol, leader nel biodiesel, impiega in totale a Ravenna circa 200 dipendenti.

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